Continua il pressing su Durigon. Ma il sottosegretario resiste. Non si placano le reazioni indignate. Parlamentari, sindaci e Anpi gli chiedono un passo indietro

CLAUDIO DURIGON
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Non accennano a placarsi le reazioni indignate e le conseguenti richieste di dimissioni del sottosegretario al Mef, il leghista Claudio Durigon per la proposta di intitolare ad Arnaldo Mussolini, come era nel ventennio fascista, il parco di Latina oggi intitolato ai due giudici Falcone e Borsellino simbolo della lotta alla mafia nel nostro Paese (leggi l’articolo). Anzi, le polemiche vengono rinforzate dalle parole dell’ex collega di partito, già consigliere comunale di Colleferro in quota Carroccio Andrea Santucci, che nel prendere delle difese del sottosegretario ha affermato che se fosse in suo potere intitolerebbe Piazzale dei Partigiani a Roma ad Adolf Hitler (leggi l’articolo).

Il presidente dell’Anpi provinciale di Roma Fabrizio De Sanctis chiede l’incriminazione di Santucci per apologia del fascismo e si associa alla richiesta del presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo affinché giungano immediate le dimissioni di Durigon. Che sin dall’inizio ha preferito non commentare la vicenda, così come hanno preferito fare il premier Mario Draghi e il ministro Daniele Franco, titolare del dicastero di via XX Settembre, a cui materialmente spetterebbe la revoca delle deleghe, nonostante da più parti siano stati chiamati in causa (leggi l’articolo).

Non si placa infatti il pressing dell’asse M5s Pd e LeU sul presidente del Consiglio. Ieri, ultima di una lunga serie, è stata la capogruppo di LeU al Senato Loredana De Petris a invocare l’intervento diretto del presidente del Consiglio: “Quella di Durigon non è una provocazione gratuita priva di conseguenze, è una strategia che mira a rendere normali, comuni e accettabili richiami ed esaltazioni del fascismo. Non è un caso che mentre l’Italia ricorda il feroce massacro di Sant’Anna di Stazzema un altro leghista, a Colleferro, proponga di intitolare a Hitler il Piazzale dei Partigiani – prosegue De Petris – Salvini invece di prendere le distanze esalta Durigon. è chiaro che questo non può essere accettato come se nulla fosse. Dunque se Draghi non convincerà il sottosegretario leghista a dimettersi sarà inevitabile ricorrere alla mozione di sfiducia”.

Mozione che peraltro è già stata ampiamente confermata sia dal M5S, che già ne presentò una a carico del sottosegretario leghista per la vicenda legata ai 49 milioni emersa da un’inchiesta giornalistica di Fanpage, che da Pd. “La mozione di sfiducia a Durigon sarà presentata e sarà votata, nella Repubblica italiana nata dall’antifascismo non ci può essere nessuno al governo che si richiama a esperienze dittatoriali del passato”, ha assicurato nei giorni scorsi il deputato dem Enrico Borghi. Intanto il sindaco di Latina, Damiano Coletta ieri ha voluto chiarire e ricostruire la vicenda del parco cittadino al centro dell’attenzione politico-mediatica di questi giorni: “Dal 1943, con la caduta del fascismo, il parco di Latina si è chiamato parco comunale, finché nel 2017 ho proposto di intitolarlo a Falcone e Borsellino in occasione dei 25 anni dalla loro morte. Scegliere quel nome mi sembrava un segnale importante per la città che, consegnata per anni alla criminalità, ora ha cambiato volto ripristinando la legalità. La città non vuole più tornare nel buio del passato delle gestioni clientelari”.

E non manca, ancora una volta, un commento sulle parole espresse dall’esponente del Carroccio: “Da sindaco, prendo le distanze dalle ultime strumentalizzazioni ideologiche ma ritengo che le parole di Durigon siano molto gravi e personalmente mi sono sentito offeso, come credo dovrebbero sentirsi gli italiani”. E sulle eventuali dimissioni dal governo, il sindaco afferma: “Ne discuterà il Parlamento”.