E’ online “Cercavano la verità” il sito di Ossigeno per l’informazione che racconta le storie di 30 giornalisti italiani uccisi a causa del loro lavoro

dalla Redazione
Cronaca

E’ online, da oggi, Cercavano la verità, il sito, realizzato da Ossigeno per l’informazione, che raccoglie e presenta in modo unitario le storie di trenta giornalisti italiani uccisi dalle mafie, dal terrorismo e dai conflitti all’estero. “E’ nato – si legge nella presentazione del sito giornalistiuccisi.it – per essere più di un semplice archivio, più di una porta di accesso unico alle informazioni esistenti in ordine sparso sulle vicende che hanno portato alla morte questi 30 uomini e donne. E’ uno strumento al servizio della memoria collettiva, che deve essere costantemente nutrita per aumentare la conoscenza e migliorare la comprensione dei fatti, per conservare documenti e testimonianze e raccoglierne di nuovi, per impedire che, da una generazione all’altra, i ricordi sbiadiscano e si perda il senso delle cose. Perciò Cercavano la verità propone anche testi, ricostruzioni, testimonianze che raccontano la storia umana e professionale di questi operatori dell’informazione uccisi durante lo svolgimento del loro lavoro”.

Il sito raccoglie le biografie, gli sviluppi delle vicende giudiziarie per individuare i responsabili, i riferimenti bibliografici, la sitografia, i documentari e gli articoli relativi alle storie dei singoli cronisti. Offre la possibilità di conoscere ognuno attraverso un percorso multimediale di testimonianze, immagini. “Cercavano la verità – prosegue la presentazione – intende essere un punto di riferimento per studenti, giornalisti e aspiranti tali, studiosi, non addetti ai lavori, tutti coloro che cercano notizie sul tema o vogliono partecipare al processo di aggiornamento continuo dei contenuti necessario per rendere sempre più completo il quadro complessivo di conoscenza del fenomeno. La battaglia combattuta da tanti giornalisti coraggiosi per affermare il diritto-dovere di informare ha avuto un costo umano enorme e insegna quali e quanti rischi corre chi cerca e diffonde verità scomode”.