L'Editoriale

La parabola atlantica (discendente) di Giorgia Meloni

Meloni ha costruito quasi tutta la sua statura internazionale sul'amicizia con Trump. Ma lui l'ha tradita in diretta tv.

La parabola atlantica (discendente) di Giorgia Meloni

Per farsi umiliare come ieri serve un metodo: corteggiare Donald Trump senza pudore e spacciare l’infatuazione per politica estera. Giorgia Meloni quel metodo l’ha applicato alla perfezione. Ieri il presidente americano al telefono con La7 ha spiegato agli italiani che la loro premier lo avrebbe «implorato» di fare una foto con lui al G7 di Evian, e che gliel’ha concessa perché «mi ha fatto pena». Roba da asilo, certo. Solo che l’asilo, stavolta, è il rango internazionale dell’Italia.

Trump fa quello che è: non si sente presidente degli Stati Uniti, si sente Trump, e il Paese che dovrebbe rappresentare gli pare un orpello. Insulta una persona, che è pure capo di governo, convinto di non toccare uno Stato. E lo fa con la spocchia del maschio che alla donna concede l’elemosina e poi la racconta, perché esibire l’umiliazione vale più del galateo fra alleati.

Il guaio vero, però, se lo è cercato lei. Meloni si è venduta per anni come «ago della bilancia», il ponte tra Washington e Bruxelles, l’unica capace di parlare al tycoon. Ha scambiato una simpatia per una carica e ha spacciato come asse geopolitico uno strascico sentimentale. Risultato: l’Italia ridotta a straccio, appesa alle bizze di un signore che la tratta a seconda dell’umore.

Da Bruxelles la premier ha replicato che «io e l’Italia non imploriamo mai», e che le dispiace vedere Trump così arrendevole con i nemici dell’Occidente. Dignità tardiva. Il gelo, del resto, viene da lontano: era già esploso sull’Iran, con l’equilibrismo del né approvare né condannare, la difesa del Papa dagli attacchi del Tycoon, il no alla base di Sigonella e da pupilla del presidente lei era scivolata a imputata di scarso coraggio nel giro di una stagione. E mentre Antonio Tajani disdice in fretta la trasferta americana per salvare la faccia, la sostanza resta.

Perché su quell’amicizia Meloni ha costruito quasi tutta la sua statura internazionale, dall’inaugurazione del 2025 da unica europea in platea fino alle foto a Mar-a-Lago. La merce su cui aveva puntato l’ha tradita in diretta Tv. E all’estero la fotografano per quello che è oggi: una premier che ha appeso la propria autorevolezza a un selfie e adesso lo smentisce davanti alle telecamere. Chiede rispetto per l’Italia: bastava non offrirla in saldo.