L'Editoriale

Ci mancava il regalo ai mafiosi

ergastolo ostativo
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Partito come un venticello, il soffio della restaurazione sta diventando un tornado. Draghi a Palazzo Chigi ne è di per sé il sigillo di garanzia, ma siccome il suo è definito da stampa e poteri forti il “Governo dei migliori”, c’è chi ha deciso di strafare.

È responsabilità del premier e dei suoi ministri economici Franco al Mef e Giorgetti al Mise se per le nomine di Stato sono ricicciati fuori boiardi della Prima Repubblica e di tutte le stagioni, come il numero uno dell’Eni già nel 1992 Franco Bernabè, appena indicato per la presidenza dell’ex Ilva.

E bisogna sfogliare l’Antico Testamento per rivedere le sembianze di diversi pretendenti alle oltre 500 poltrone pubbliche da assegnare a breve in novanta società partecipate, tra cui quisquilie come Cassa Depositi e Prestiti e Ferrovie.

In questo clima la Commissione Contenziosa del Senato – che non c’entra nulla con l’Esecutivo ma si inserisce perfettamente in quest’onda di ritorno al passato – non ha avuto remore a resuscitare il privilegio dei vitalizi anche per i condannati, regalando all’ex governatore della Lombardia Formigoni (leggi l’articolo) un grosso assegno mensile proprio mentre milioni di italiani sono alla fame e i ristori disponibili assomigliano a un’elemosina.

Al peggio però non c’è fine, e insieme ai vecchi poteri e alle vecchie mangiatoie ecco che festeggiano anche i peggiori delinquenti, quelli condannati all’ergastolo, da ieri decisamente sollevati perché entro un anno sarà abolito pure il carcere a vita. Un regalo alle mafie che oggi brindano con politici condannati e soliti manager. Guarda a volte le coincidenze!

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