Siamo alla mossa della disperazione. Quella di chi continua a spingere sulla necessitร di โmantenere alta la pressione su Moscaโ con le sanzioni allโaggressore Putin proprio nel giorno in cui persino i guerrafondai Macron, Merz e Starmer inviano i rispettivi ambasciatori a Mosca.
Dal Cremlino si alza una scontata fumata nera, ma il dato che pesa รจ lโassenza dellโItalia. Il meraviglioso Paese di Giorgia Meloni che, invece, spera con le sanzioni circoscritte ai coloni violenti – come se, tra chi occupa territori non suoi, ce ne fossero di diverso tipo – e al ministro Ben Gvir di far dimenticare la copertura politica che continua ad offrire al resto del governo criminale di Netanyahu, ricercato dalla Corte penale internazionale dellโAja al pari di Putin. รจ il due pesi e due misure elevato a linea di politica estera. โUnire la societร civile israeliana con misure restrittive sarebbe non soltanto sbagliato, sarebbe controproducenteโ, ripete Meloni. Perchรฉ i governi e le popolazioni sono entitร distinte. Giusto e condivisibile, se la distinzione non valesse solo per Israele.
Non valeva per gli artisti russi, parte della societร civile mica della burocrazia del Cremlino, per i quali il governo ha lavorato per interdire perfino i padiglioni della Biennale di Venezia. Sullo sfondo cโรจ la crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran. Nellโanalisi di Meloni manca un passaggio fondamentale sulle cause. Il conflitto scatenato dal suo (ex?) beniamino Trump a quattro mani con il degno compare di Tel Aviv. Un disastro totale che non basterร una spericolata inversione ad U a cancellare.