«Peraltro prevista». Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha archiviato la condanna a 10 anni di tre ufficiali della National Security egiziana per il sequestro di Giulio Regeni, aggiungendo che «non cambiano i rapporti con l’Egitto» perché a essere colpevole non è «l’Egitto in quanto tale». Che la responsabilità penale sia personale lo sa anche una matricola di Giurisprudenza, solo che quei tre erano uomini degli apparati di Abdel Fattah al-Sisi, processati in contumacia perché il Cairo per anni ha negato all’Italia perfino i loro indirizzi.
Noi su Tajani continuiamo a sbagliare, anzi addirittura a divertirci. Collezioniamo le sue frasi come figurine: la moglie da scegliere con «la gonna più lunga, meno appariscente, che non ti tradisce», con le scuse poi spedite da Washington, e il diritto che «è importante fino a un certo punto», detto a Porta a Porta mentre Israele bloccava la Flotilla. Nel 2019, da presidente del Parlamento europeo, trovò in Mussolini «cose positive» e poi a Repubblica si giustificò così: «Ho sbagliato con l’italiano forse». Ridiamo. E mentre disegniamo la macchietta perdiamo di vista il ministro.
Solo che un ministro degli Esteri parla per lo Stato, e al Cairo le sue parole si pesano come atti. Il 3 settembre Tajani era da al-Sisi con due ministri e un Business Forum al seguito, a rafforzare il partenariato, parola della Farnesina; ora ha fatto sapere al regime che la sentenza di una Corte d’assise della Repubblica resta una faccenda fra tre imputati irreperibili. La legale della famiglia Regeni chiede al governo di rompere con l’Egitto: il capo della diplomazia ha già messo agli atti che i rapporti restano quelli. E il sovranismo rivendicato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni come linea politica del governo? Vaporizzato appena si varca il portone della Farnesina.
Sono tempi così cupi che per liberare il ministero degli Esteri tocca confidare in Marina Berlusconi, che con il fratello Pier Silvio finanzia Forza Italia e da marzo ne chiede il rinnovamento. Non resta che sperare che i figli del suo dante causa gli indichino l’uscita. Possibilmente prima del prossimo volo per il Cairo.