L'Editoriale

La guerra gode di ottima salute

La guerra gode di ottima salute

L’Italia è ultima nel G7 per i soldi che mette nella salute dei suoi cittadini ma è velocissima e in prima fila quando c’è da firmare per le armi. Il conto lo ha rifatto ieri la Fondazione Gimbe: nel 2025 la spesa sanitaria pubblica è scesa al 6,2% del Pil contro il 7,1% della media europea, che in dollari a parità di potere d’acquisto fa 3.952 a testa, 1.013 in meno di un cittadino europeo qualunque. Moltiplicati per i quasi 59 milioni di residenti, i conti di Gimbe arrivano a una voragine da 36,1 miliardi. Nel 2024 hanno rinunciato a visite ed esami in 5,8 milioni di persone. Quasi uno su dieci.

Però se il capitolo è un altro, i soldi si trovano. A luglio, al vertice Nato di Ankara, il governo ha messo in conto 19 miliardi aggiuntivi per la difesa fra il 2027 e il 2028, prima tappa della corsa verso il 5% del Pil promesso entro il 2035. Un generale dei Marines, Smedley Butler, nel 1935 aveva già scritto che “la guerra è un racket”, e la definizione ha retto. Incapacità, visione corta, servilismo verso poteri e interessi, pure per tornaconto personale: è il ritratto della classe dirigente europea che ci sta accompagnando in queste ore dentro l’escalation con la Russia. Un passo alla volta, come se fosse ordinaria amministrazione.

Sullo sfondo c’è anche un nuovo personaggio in commedia. Il 28 agosto Crosetto ha nominato advisor per l’innovazione Mykhailo Fedorov, l’ex ministro della Difesa ucraino che a luglio Zelensky aveva silurato: Mosca ha liquidato la nomina come ridicola e da Kiev è arrivato lo stesso fastidio. Quattro giorni dopo il neo consulente della nostra Difesa era a Washington ad annunciare la sua nuova azienda di tecnologie militari con Alex Karp, capo di Palantir e primo investitore quando si tratta di capitalizzare la guerra.

Ci continuano a ripetere che accostare la spesa sanitaria e quella militare è moralmente scorretto. A me pare invece che combacino nella stessa idea di mondo: la salute è un costo che si comprime, la guerra un mercato che si serve. «Si ragiona pensando solo a Roma», ha risposto Crosetto a Mosca. E infatti a Roma, intanto, come nelle altre città d’Italia, si ragiona su quale esame rimandare a gennaio.