Urne aperte, dalle 7 alle 22 di oggi, in Israele, dove si voterà per il nuovo parlamento. Un appuntamento che questa volta, più che decidere le sorti del governo, assomiglia a un vero e proprio referendum su Benjamin Netanyahu, dopo il brutale attentato di Hamas e la conseguente guerra in Medio Oriente.
Che le cose stiano così lo si capisce proprio dal fatto che queste sono le prime elezioni politiche nazionali dal 7 ottobre 2023, ossia il giorno in cui i terroristi palestinesi hanno ucciso oltre 1.200 israeliani e ne hanno sequestrati più di 250. Saranno così chiamati alle urne circa 7 milioni di israeliani che, sulla scheda elettorale, non dovranno indicare chi vogliono come primo ministro, ma una lista che, per ottenere la maggioranza parlamentare e sostenere un governo, dovrà conquistare almeno 61 seggi alla Knesset, il parlamento israeliano.
In Israele cresce il rischio di instabilità politica
Stando ai più recenti sondaggi, il blocco guidato dal partito di Netanyahu, il Likud, sarebbe molto indietro rispetto alla maxi coalizione che mette insieme partiti di centrodestra e centrosinistra, uniti soprattutto dal desiderio di mandare a casa Bibi e di gestire diversamente i conflitti che da oltre tre anni sconquassano il Medio Oriente. Dati delle rilevazioni alla mano, Netanyahu dovrebbe portare a casa 50 seggi, contro i 56 che finirebbero alla coalizione guidata dal centrista ed ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, della quale fanno parte anche il partito di destra di Naftali Bennett e quello di Avigdor Lieberman, nonché il partito di centro di Yair Lapid e il Partito democratico di Yair Golan.
Se questo scenario dovesse confermarsi, il rischio evidente è che nessuno schieramento avrebbe i numeri per governare, aprendo di fatto a una crisi istituzionale che potrebbe sfociare in un ulteriore ritorno alle urne. A decidere le sorti di questa tornata elettorale, sempre secondo i sondaggi, potrebbero essere i partiti arabi, al momento fuori da entrambi i principali schieramenti, ma potenzialmente disposti a rivedere la propria posizione. Le loro liste dovrebbero ottenere complessivamente tra i 14 e i 16 seggi.
Channel 12 rivela lo scontro sull’Iran tra Bibi e il capo dell’esercito
Una situazione che Netanyahu ha ben chiara in mente, tanto da aver più volte chiesto a Donald Trump di schierarsi apertamente al suo fianco, ottenendo, però, l’agognato endorsement soltanto 24 ore prima del voto. Sempre nel tentativo di risollevare il suo indice di gradimento, fermo ai minimi storici, il primo ministro israeliano, nei giorni scorsi, avrebbe fatto pressioni sia su Trump, senza ottenere il risultato sperato, sia sul capo di Stato maggiore delle forze armate israeliane, Eyal Zamir, per lanciare un’offensiva militare contro l’Iran nei giorni precedenti al voto.
A darne notizia è Channel 12, secondo cui Netanyahu e Zamir, la scorsa settimana, avrebbero avuto un duro scontro perché il leader israeliano spingeva per lanciare l’attacco, mentre il generale “non ravvisava alcuna necessità operativa di intervenire contro la Repubblica islamica prima delle elezioni”. Un duro j’accuse che ha spinto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, a intervenire per smentire il presunto scoop dell’emittente televisiva israeliana.
Secondo il ministro e fedelissimo di Netanyahu, “le notizie di disaccordi tra la leadership politica e l’IDF sull’Iran sono completamente infondate e false”. Katz ha inoltre affermato che Israele non ha mai avuto l’intenzione di avviare un attacco contro l’Iran prima delle elezioni, precisando che l’amministrazione Netanyahu ha soltanto dichiarato che avrebbe risposto con forza a un eventuale attacco della Repubblica islamica. La ricostruzione di Channel 12 è stata smentita anche da Netanyahu, che si è limitato a parlare di “sciocchezze” diffuse per “fomentare una polemica” e per “danneggiarlo alle elezioni”.
Trump pronto a colpire, Teheran trema
Eppure, la sensazione è che Bibi non stia dicendo tutto. Questo perché la CNN, ieri, ha affermato che le forze statunitensi dispiegate in Medio Oriente sarebbero pronte a lanciare nuove operazioni militari, potenzialmente su vasta scala, contro l’Iran entro 96 ore da un eventuale ordine del presidente Donald Trump. Sempre secondo l’emittente televisiva, la preparazione degli eventuali attacchi procederebbe spedita, pur in assenza del via libera definitivo del tycoon. Le operazioni sarebbero condotte in coordinamento con le forze israeliane (IDF), secondo quanto concordato tra Trump e Netanyahu.