Niente saccheggi, niente devastazioni, nessuna replica dei disordini che avevano segnato Milano. Le manifestazioni dell’ultimo fine settimana, annunciate tra timori e allarmi sull’ordine pubblico, si sono svolte senza le violenze paventate. Un esito che indebolisce la narrazione di chi, nel governo e nella maggioranza, ha fatto della stretta securitaria la risposta privilegiata al dissenso. E riporta al centro ciò che rischia di sparire dietro blindati, controlli e decreti: salari insufficienti, caro-vita, precarietà e difficoltà a trovare una casa. La sicurezza va garantita, ma le proteste pacifiche non possono essere trattate come un’emergenza criminale.
Le ultime piazze mandano in crisi le destre. La stretta securitaria non regge la narrazione
Archiviato sabato, l’attenzione si sposta sul 30 ottobre. L’Usb ha proclamato per venerdì prossimo uno sciopero generale con lo slogan “Abbassate le armi, alzate i salari. Blocchiamo tutto!”. La mobilitazione contesta il riarmo e l’aumento del costo della vita, chiedendo più risorse per stipendi, pensioni e servizi pubblici. Alle iniziative sono attesi lavoratori, studenti, pensionati, movimenti per la casa e realtà solidali con la Palestina. Sono annunciate manifestazioni da Roma a Milano, da Torino a Bologna, da Firenze a Napoli e Palermo. Nella stessa giornata incroceranno le braccia anche i lavoratori aderenti allo sciopero indetto dai Cobas insieme ad Adl, Clap e Sial, nei settori pubblici e privati, con esclusione dei trasporti.
Le rivendicazioni
Le rivendicazioni convergono: difesa del potere d’acquisto e opposizione allo spostamento di fondi pubblici verso gli armamenti. Per l’Usb è necessario riunire vertenze finora separate e costruire una risposta collettiva all’impoverimento. Scuola, sanità, porti e altri comparti si preparano così a una mobilitazione. Il malessere attraversa anche le amministrazioni locali. Nove sindaci di centrosinistra, da Roberto Gualtieri a Roma a Giuseppe Sala a Milano, passando per Napoli, Bari, Torino, Bologna, Firenze, Genova e Cagliari, chiedono un incontro urgente al governo. Condannano senza esitazioni i comportamenti violenti, ma invitano l’esecutivo a non fermarsi alle misure di polizia. “La risposta duratura passa dall’economia: dal potere d’acquisto, dal lavoro, dai servizi essenziali”, osservano, richiamando il peso di affitti, energia e trasporti sui bilanci di famiglie e imprese. Nel frattempo prosegue la polemica sulla presunta regia straniera dietro i precedenti disordini.
Regie esterne e fake news
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha evocato una “guerra ibrida” combattuta attraverso i social; Antonio Tajani non ha escluso interferenze esterne. Totalmente scettici all’ipotesi Matteo Salvini e il titolare del Viminale Matteo Piantedosi, che ha riferito di non avere evidenze di una manipolazione dall’estero. Chiamato in causa indirettamente, anche Vladimir Putin è intervenuto per respingere le accuse di chi vede Mosca dietro gli scontri nelle città europee: le proteste – ha affermato il leader del Cremlino – dimostrano “la debolezza e l’incapacità di alcuni dei leader dell’Europa di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo”. Come a dire: le rivolte sono il frutto delle politiche libertarie che da decenni persegue l’Europa, dipinta nella narrativa del Cremlino come una società moralmente corrotta destinata al declino. Dall’altro lato dell’oceano arriva la sponda di Donald Trump che rincara la dose e punta ancora una volta il dito sulle politiche dell’immigrazione di Parigi, Roma e Madrid.
Le indagini
Restano aperte le indagini sui fatti del 17 ottobre a Milano. Per Youssef Siher, indicato dagli inquirenti come mente del canale social “Movimento 17 ottobre”, la Procura ha chiesto la convalida del fermo e una misura cautelare, richiamando tra l’altro il rischio di reiterazione. Sono in corso verifiche su possibili contatti con persone coinvolte in un’altra indagine a Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas. Il procuratore di Genova Nicola Piacente ha precisato che Siher non è mai stato direttamente intercettato nell’inchiesta genovese. Eventuali contatti potrebbero emergere dall’analisi delle intercettazioni degli indagati genovesi nell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’attivista e presidente dell’Api Mohammad Hannoun.
La prossima prova sarà nelle piazze del 30 ottobre. Dopo un fine settimana senza i disordini temuti, il governo è chiamato a distinguere tra violenza e diritto di manifestare. Soprattutto, a rispondere alle ragioni sociali della protesta: l’ordine pubblico non può diventare il sostituto di una politica per salari, lavoro e costo della vita.