Armi all’Ucraina, tra Pd e M5S-Avs la mediazione passa dagli aggettivi: il rebus delle formule per trovare una sintesi

Pd e M5s cercano una formula sulle armi all'Ucraina, l’autorizzazione scade il 31 dicembre e un negoziatore unico non scioglie il bivio

Armi all’Ucraina, tra Pd e M5S-Avs la mediazione passa dagli aggettivi: il rebus delle formule per trovare una sintesi

Da Belgrado, dove ieri faceva l’osservatore per l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, il senatore della segreteria dem Alessandro Alfieri (Pd) ha spiegato a Repubblica che dopo il congresso della Lega la maggioranza di Giorgia Meloni sull’Ucraina «non c’è più», perché Matteo Salvini, rieletto domenica con 465 voti contro i 146 di Massimo Garavaglia, ha promesso di chiedere in Consiglio dei ministri lo stop ai fondi per Kiev. Nella stessa intervista si è girato verso casa: con gli alleati «le posizioni si sono avvicinate», e il Partito democratico è pronto a discutere «senza compromessi al ribasso». Le due frasi reggono insieme solo fino a che nessuno chiede dove stia il punto d’incontro.

La distanza, del resto, si misura. A settembre, all’evento Nova del Movimento 5 Stelle, il 91,7 per cento degli iscritti votanti si è schierato contro l’invio di altre armi a Kiev. Il riformista Lorenzo Guerini (Pd) risponde che «guai a mettere in contrapposizione la diplomazia col sostegno militare». E il Parlamento ha già messo a verbale quattro volte la stessa fotografia: sui decreti di proroga degli aiuti militari del 2023, del 2024, del 2025 e del 2026 il Pd ha votato sì e i Cinque Stelle no, ogni anno.

Armi all’Ucraina, le formule sul tavolo

A cercarle, le formule ci sono. La segretaria Elly Schlein all’assemblea del 18 ottobre ha chiesto un unico negoziatore europeo, e ieri Alfieri ha rilanciato l’inviato che tratti la pace per conto dell’Unione europea. Goffredo Bettini (Pd), in una lettera al Corriere della Sera, ha proposto armi difensive solo dentro un percorso vero di tregua, una fascia smilitarizzata sotto le Nazioni Unite, l’Ucraina nell’Unione e fuori dall’Alleanza atlantica. Ma Giuseppe Conte ha chiuso la porta: «Non puoi essere interprete di una svolta continuando a inviare armi come sempre». Ad agosto proponeva di affidare la decisione alle primarie, Schlein replicava che non funziona così, e a settembre il prezzo è salito: nessuna firma del Movimento su un programma con armi a Kiev, chiunque vinca.

Poi c’è la conferenza internazionale sul modello di Helsinki, che Pd, M5s e Alleanza Verdi e Sinistra avevano scritto tutti nelle risoluzioni del 14 ottobre. Quel giorno, alla Camera, i tre partiti si sono astenuti per la prima volta sui passaggi ucraini degli altri. È la mediazione già collaudata: ognuno si tiene il proprio testo e l’alleato guarda altrove. In molti leggendo quei testi, hanno notato che M5s e Avs hanno ammorbidito il linguaggio restando esattamente dov’erano.

Il verbo del 31 dicembre

Solo che le formule lavorano sugli aggettivi e la legge invece su un verbo. Il decreto-legge 201 del 2025 autorizza la cessione di mezzi e materiali militari alle autorità ucraine fino al 31 dicembre 2026, dopo 12 pacchetti, e un governo di centrosinistra, il giorno dopo le elezioni, dovrà decidere se firmare il successivo oppure fermarsi: un negoziatore europeo, per quanto unico, quella firma la lascia sul tavolo. Il Pd, con Igor Taruffi, ha fissato il programma entro fine anno e le primarie a inizio 2027, quindi la sintesi promessa scade proprio lì dove scade l’autorizzazione. A Montepulciano, intanto, il correntone dem ha messo per iscritto, parole di Andrea Orlando, «qualche contributo in più sul tema della cosiddetta svolta diplomatica». Cosiddetta, la chiama lui.

Il vertice che Angelo Bonelli attende in settimana dovrà gettare le basi per arrivare a scegliere fra un testo che dica sì o no alle armi, perdendo un pezzo di coalizione, e un testo che parli di pace, negoziati e Helsinki rinviando il verbo a dopo il voto. Ieri Alfieri accusava Salvini di avere «squarciato il velo di ipocrisia» del governo. Nel campo largo quel velo lo stanno ancora cucendo, e per filo usano gli aggettivi.