Per l’esercito israeliano, lunedì all’alba, nelle tende degli sfollati di al-Mawasi, a ovest di Khan Younis, non è successo niente. All’Afp ha risposto di non essere a conoscenza di alcuna attività militare in quella zona, mentre l’ospedale Nasserriceveva tre corpi che, secondo i medici, erano stati dilaniati dalle schegge di un missile israeliano. Uno era di Jouri al-Soufi, che aveva sette anni secondo il ministero dell’Istruzione di Gaza citato dall’Afp, e con lei sono morti due uomini, in un campo che l’esercito stesso, nel 2024, aveva indicato ai civili come zona umanitaria.
Il giorno prima, domenica, lo stesso esercito aveva scelto un altro vocabolario. All’Università islamica di Gaza City un drone ha colpito un gruppo di studenti nel campus e meno di un’ora dopo, con l’ateneo evacuato e i custodi rimasti di guardia, un secondo colpo ha ucciso tre addetti, tra cui Sami Baroud, che un collega descrive a Felesteen come l’uomo che accoglieva tutti con un sorriso. Lo stesso ministero dell’Istruzione aveva già contato dieci studenti e un insegnante uccisi dal fuoco israeliano tra il 18 e il 24 ottobre. Secondo il portavoce militare, ripreso dall’Ansa, il bersaglio era un uomo dell’ala armata di Hamas, e la traiettoria dell’ordigno “è stata deviata” per limitare i danni a persone non coinvolte. Se il bersaglio sia tra i morti, il comunicato lo tace.
Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, nell’ottobre 2025, il ministero della Salute di Gaza conta 1.551 palestinesi uccisi, dentro quello che la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha definito genocidio già nel settembre 2025. Sui custodi dell’università il portavoce ha chiuso la nota con quattro parole: “L’episodio è sotto indagine”. Per Jouri, nemmeno quelle.