Sull’Ucraina, “il nostro impegno è totale”. La ministra francese della Difesa Catherine Vautrin ha chiuso così ieri a Parigi la riunione dei ministri del gruppo E5: Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Polonia. Un segnale forte per ribadire che i soldi e le armi a Kiev non smetteranno di arrivare. Presente alla riunione anche il capo dei servizi ucraini Rustem Umerov, volato in Francia per fare il punto sulle necessità di Kiev. Vautrin ha voluto insistere sul “non lasciarci intimidire” e ha ripetuto la formula già fissata ad Ankara a luglio scorso: un’Europa più forte dentro una Nato più forte.
“Abbiamo esortato tutti gli Alleati a compiere uno sforzo maggiore, in particolare nell’ambito della difesa aerea e missilistica”, ha dichiarato Radmila Shekerinska, vice segretaria generale della Nato, “Ci stiamo concentrando sulla difesa aerea e su altre dotazioni che continuano a raggiungere l’Ucraina attraverso vari canali, tra cui lo strumento della Nato denominato Purl, che fornisce la gran parte dei sistemi di difesa aerea cruciali di cui Kiev ha bisogno per proteggere le proprie città e le proprie infrastrutture”, ha aggiunto.
Il nuovo prestito SAFE
Quindi il rilancio sugli armamenti: “Il nuovo strumento, che annunceremo forse molto presto, sarà SAFE 2.0“, ha detto il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, “Si tratta dell’apertura di un bando per 21 miliardi di euro rimasti non spesi dal primo bando, e speriamo che tali fondi vengano destinati a progetti congiunti con l’Ucraina, compreso il sostegno a un importantissimo progetto antibalistico, il cosiddetto progetto Fremm”.
E mentre a Parigi parlavano i ministri della difesa europei, il loro omologo ucraino verificava con gli emissari di Bruxelles i sistemi di controllo e rendicontazione degli appalti pagati con l’Ukraine Support Loan, il prestito da quasi 60 miliardi di euro per armi, droni, missili e industria bellica ucraina.
Ma il vero appuntamento sarà a novembre. Volodimir Zelensky ha annunciato che le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti si vedranno ad Abu Dhabi, a livello tecnico, nella prima metà del mese. Il consigliere del Cremlino Jurij Ušakov parla di una ripresa intorno al 10 novembre. Sarebbe il primo round dopo i tre di gennaio e febbraio, due ad Abu Dhabi e uno a Ginevra, che non hanno spostato le posizioni. Il formato resta a tre: Peskov ha precisato che almeno all’inizio l’Europa non ci sarà.
Pace in cambio di territori
È proprio questo il nodo. Fonti della squadra negoziale ucraina, citate da Ukrainska Pravda e riprese da askanews, riassumono così la richiesta russa: terra in cambio di pace. In pratica, il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass, che lo si chiami “Donnyland” o zona demilitarizzata.
Ma Kiev non si fida delle garanzie di Trump: secondo una fonte, in Ucraina la fiducia nel presidente americano supera di appena sei punti quella in Putin. Per questo vuole gli europei al tavolo. Gli europei però, lamentano le stesse fonti, non hanno un rappresentante con un mandato. I loro inviati possono solo raccogliere segnali, senza decidere nulla.
Il Consiglio Onu per i diritti umani condanna Mosca: ha commesso crimini contro l’umanità
Da New York intanto arriva il rapporto della Commissione internazionale indipendente istituita nel 2022 dal Consiglio Onu per i diritti umani. L’accusa a Mosca è di crimini contro l’umanità su due fronti: gli attacchi alla rete energetica e la tratta di esseri umani per rinforzare l’esercito. Lo scorso inverno, con temperature fino a 21 gradi sotto zero, milioni di ucraini sono rimasti a lungo senza riscaldamento, luce, acqua e gas.
Con il nuovo inverno, scrivono gli esperti, gli attacchi sono ripresi con più forza. La commissione dice di avere prove convincenti che le autorità russe abbiano reclutato con l’inganno e la coercizione persone da 29 Paesi, dal Bangladesh al Sudafrica. Ad alcuni hanno sequestrato i documenti prima di mandarli al fronte, in missioni pericolose. Molti sono morti o dispersi. La commissione non parla a nome delle Nazioni Unite e Mosca non la riconosce.