L’emergenza per Draghi è un optional: dopo quasi un anno dal suo insediamento abbiamo picchi di oltre 100mila contagi al giorno, ma lui pensa al Quirinale

MARIO DRAGHI
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Segnatevi questi numeri: 13.532 nuovi positivi, 311 decessi, 2.062 ricoverati in terapia intensiva e tasso di positività al 4,6%. Sono i dati del bollettino Covid giornaliero del 13 febbraio 2021. Non una data qualunque, ma il giorno del giuramento del governo dei Migliori, guidato dal Migliore in capo Mario Draghi.

Numeri tali da giustificare la nascita di un esecutivo di salute pubblica cui affidare la missione di traghettare il Paese fuori dall’emergenza. Ma dopo quasi un anno di spallate al virus, annunciate dal generale Figliuolo, Super Green Pass e il 77% della popolazione vaccinata con almeno due dosi il bilancio è impietoso: ieri 68.052 nuovi positivi (dopo il record di 144.243 del 31 dicembre), 140 morti, 1.351 ricoverati in terapia intensiva e tasso di positività al 15,3% con oltre un milione positivi in isolamento (leggi l’articolo).

Ecco, un anno fa i professionisti della politica con la grancassa dei giornaloni schierati dai rispettivi editori (impuri) si stracciavano le vesti per scongiurare una crisi di governo – ma soprattutto il rischio di elezioni anticipate – che avrebbe gettato il Paese nel baratro. E salutavano con titoli di giubilo l’avvento di Draghi salvatore della Patria. L’uomo dei miracoli che, con la sola imposizione delle mani, ci avrebbe salvato dalla catastrofe.

Undici mesi dopo, con il quintuplo dei contagi, il tasso di positività più che triplicato e mezza Italia in zona gialla nessuno ha nulla da ridire se l’uomo della provvidenza decide di abbandonare la nave che affonda per traslocare al Quirinale. O raccontavano balle allora o le raccontano adesso. Ma resta il dubbio che lo abbiano fatto ieri come oggi.