Enrico Letta fa fare anticamera a Renzi: ha dimenticato di incontrarlo o non vuole farlo?

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Enrico Letta, neosegretario del Partito Democratico, ha cominciato il consueto Giro delle Sette Chiese tra i leader politici e le istituzioni. Ma se la prende comoda con uno di questi. Ovvero Matteo Renzi. Finora Letta ha visto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il capo di Confindustra Carlo Bonomi e poi altri “colleghi”.

Enrico Letta fa fare anticamera a Renzi: ha dimenticato di incontrarlo o non vuole farlo?

Ha incontrato Angelo Bonelli dei Verdi, Carlo Calenda da poco uscito dal Pd e ancora in corsa per candidarsi sindaco di Roma, Roberto Speranza per parlare delle convergenze con Articolo 1 – MdP e Antonio Tajani in rappresentanza di Forza Italia. Repubblica ricorda che Letta ha siglato un patto con Giuseppe Conte e ha bussato con spirito repubblicano anche alle porte di Giorgia Meloni, oltre a essersi confrontato in streaming con Matteo Salvini. All’appello ne manca solo uno. Ovvero Matteo Renzi:

Ogni giorno gli chiedono: «E Renzi?». «Lo incontrerò», risponde asciutto. E intanto gli fa fare anticamera. Letta ha fatto visita, via zoom,  persino ai circoli pd di Firenze,ha dato udienza a David Sassoli, Roberto Gualtieri, Maurizio Landini, Nicola Fratoianni, Mario Giro, scambiato «riflessioni e idee» con le Sardine. Tutti gli appaiono più  urgenti dell’ex compagno di partito che, dopo avergli detto «stai sereno», gli fece le scarpe a Palazzo Chigi. Si consideri che Renzi, dall’Africa al Golfo persico, frequenta soprattutto  principi ereditari e sceicchi. Forse Letta proprio questo pensa: che il leader di Italia viva parli arabo ormai.

Eppure Italia Viva ha bisogno di trovare un collegamento con lo schieramento di centrosinistra in vista delle prossime elezioni. A meno che non siano vere le voci che vogliono un Renzi pronto a lasciare la politica perché il progetto del suo nuovo partito non decolla. In quel caso Letta fa bene a risparmiarsi un incontro.

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La corrente renziana nel Pd con Marcucci

Intanto La Stampa racconta oggi che Andrea Marcucci, ex capogruppo del Partito Democratico in Senato, sta costruendo una fronda «turborenziana». Marcucci ha già fatto capire con due tweet velenosi che marca stretto il nuovo segretario: ha reagito alla battuta di Letta sul «maschio, bianco, 50 enne», identikit di chi non digeriva il blitz sulla parità di genere ai gruppi, con un «non mi piace che nel Pd possano essere definite categorie del genere». Secondo il quotidiano l’idea della nuova corrente è quella di prendere il posto di Renzi, destinato a lasciare la politica:

Qualcuno di loro – che non vuole essere citato – racconta «vogliamo formare un’area politico culturale, che restituisca piena dignità ai liberal-riformisti, raccogliendo il testimone ideale di Renzi». Il quale tra l’altro avrebbe in animo – secondo loro – di sganciarsi sempre di più dalla politica attiva. Se questa iniziativa abbia la sua benedizione, magari per far tornare i suoi di Italia Viva nella casa madre del Pd, non è dato saperlo. Comunque la nuova area «turborenziana» non vuole svuotare Base Riformista, ma essere un pensatoio liberal.

Certo, con i risultati dei sondaggi che danno Italia Viva sempre più agli ultimi posti nelle preferenze degli italiani, sarà difficile raccogliere qualcosa.

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