Eroina e cocaina uccidono una persona ogni 26 ore. Il nemico non è la cannabis. Nel 2018 sono morte 334 persone il 12% in più rispetto all’anno precedente. Aumenta il consumo di droghe sintetiche

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Le parole utilizzate dal leader della Lega, Matteo Salvini, non possono essere derubricate a mera battuta. Dopo la decisione della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, di non ammettere la norma sulla cosiddetta cannabis light al voto in Aula, l’ex vice-ministro dell’Interno ha ringraziato la seconda carica dello Stato e ha tuonato: “Bloccata in Senato la norma sulla coltivazione e la distribuzione di ‘droga di Stato’: no allo Stato spacciatore”. La domanda, a questo punto, nasce spontanea: quanto c’è di vero in quanto riferito dal segretario del primo partito italiano? In sintesi, nulla. E a dirlo non è nessun rivale politico ma una relazione contenente dati oggettivi e redatta dal dipartimento per le Politiche antidroga della presidenza del Consiglio, che fa capo direttamente a Giuseppe Conte.

Il report, consegnato solo poche settimane fa in Parlamento, presenta dati a dir poco drammatici. Partiamo dalla mortalità. L’utilizzo di droghe pesanti in Italia miete quasi una vittima al giorno: 334 nel 2018, 38 in più dell’anno precedente. In media, una ogni 26 ore. Il 12,8% in più rispetto ai 296 dell’anno precedente, con una quota particolarmente rilevante (+92%) tra le donne over 40. La causa del decesso è stata attribuita in 154 casi all’eroina, in 64 alla cocaina, in 16 al metadone, in 2 alla metamfetamina, in 1 caso all’amfetamina, in 1 alla benzodiazepina, in 1 al furanilfentanil e 1 a psicofarmaci. In 94 casi (28,1%) la sostanza non è stata indicata. Mai, dunque, alla cannabis. E non va meglio sul fronte delle persone “in trattamento” per l’uso di stupefacenti: un totale di 133.060 (88% uomini, dipendenti soprattutto da eroina e coca).

Ma se i 568 servizi pubblici per le dipendenze e le 839 strutture socio-riabilitative censite (su 908 presenti) notano un “invecchiamento della propria utenza”, sono i dati sui ricoveri a indicare come molti assuntori non siano consapevoli dei rischi. In un anno, infatti, sono state 7.452 persone finite in ospedale, più di 20 al giorno. E “più della metà di tali diagnosi fa riferimento a sostanze miste o non conosciute”, col sospetto che sia la punta dell’iceberg di una “popolazione insorgente di utilizzatori di sostanze sintetiche e Nps, in maggioranza giovani”. E qui si apre un nuovo fronte. Attraverso il web, infatti, iniziano ad arrivare in Italia “Nuove Sostanze Psicoattive”: cannabinoidi, catinoni e oppioidi sintetici, in genere ordinati su Internet e ricevuti per posta. Sono “oltre 400”, si legge ancora, i “siti/forum/account social molto usati soprattutto dai giovani”, come “piattaforme di vendita online”, per i quali sono state “avanzate al ministero della Salute, 17 proposte di oscuramento di siti”.

Le indagini hanno “portato al sequestro di quasi 80 kg e 27mila dosi di sostanze sintetiche”. Dati eloquenti, dunque, che lasciano intendere come la narrazione di una certa politica sia assolutamente errata. “Stiamo provando in tutti i modi pur di invertire la rotta – spiega a La Notizia l’onorevole Stefania Mammì (M5S), da sempre impegnata sul fronte sociale – Abbiamo costruito un Intergruppo parlamentare composto da più di 100 deputati. L’Intergruppo affronta in modo trasversale la tematica sostenendo la legalizzazione: ci servirà anche per fare convegni, trasmettere corrette informazioni. È veramente urgente, informare anche con campagne di sensibilizzazione perché non è pensabile pensare che chi fuma cannabis passi poi alle droghe pesanti, come la destra vuol far credere”.

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di Gaetano Pedullà

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