Expo 2015, mazzette e cantieri

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dalla Redazione

Il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha invitato a “non abbassare mai la guardia sulla corruzione. Interpellato dai giornalisti a margine di un appuntamento al Salone del Libro di Torino, ha detto: “La corruzione fa parte del male del mondo, c’è sempre il pericolo che risorga. Noi non dobbiamo mai abbassare la guardia”. “Dobbiamo raddoppiare i nostri forzi per combatterla – ha aggiunto Parolin – per assicurare trasparenza e comportarci bene”. Per Parolin, i vent’anni trascorsi da Tangentopoli comunque “sono serviti”, perché “c’è stato un impegno che è entrato nelle coscienze”. “Finché esiste il mondo – ha aggiunto – il male continua ad avere i suoi effetti. Questo non per giustificare la corruzione, ma per dire che è una realtà umana e non dobbiamo mai abbassare la guardia”.

 

Offerte pilotate e appalti, le buste ora le apre la Finanza
Sequestrati gli atti sulla gara per la Città della Salute
La cupola aveva messo l’occhio anche sul mega ospedale

di Valerio Rossi

Sequestrate pure le buste sigillate con le offerte relative alla gara ancora da aggiudicare per la realizzazione della “Città della Salute e della Ricerca” a Sesto San Giovanni (Milano). Tinte sempre più fosche aleggiano sulla città di Milano e sulla manifestazione Expo del prossimo anno. Un appalto succulento quello della Città della Salute da un valore di oltre 300 milioni di euro. Il sequestro delle offerte in busta è stato eseguito sempre nella giornata di giovedì dalla Guardia di Finanza e dalla Dia, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano con al centro la grandissima esposizione mondiale. Che date le premesse non procede certo per la strada giusta.
Gli appalti
Le buste resteranno sigillate e sotto sequestro e verranno aperte solo quando la stazione appaltante per conto di regione Lombardia, Infrastrutture Lombarde spa, chiederà di aprirle per proseguire con le procedure di assegnazione dell’appalto. Dietro gli appalti, ipotizza l’accusa, ci sarebbe una vera e propria cupola, “la cupola degli appalti appunto”, che si sarebbe mossa “per favorire ed assicurare l’aggiudicazione’’ della gara sulla “Città della Salute”, ‘’previa intesa con Antonio Rognoni, Direttore generale di infrastrutture Lombarde SpA (ora agli arresti, ndr). Un’intesa, che secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stata assicurata da doni, promesse, collusioni e condizionamenti nei confronti dello stesso pubblico ufficiale al fine di determinare la turbativa della relativa procedura di gara in favore delle aziende consorziate in ATI, tra cui Impresa di Costruzione Maltauro SPA rappresentata e gestita da Maltauro Enrico e Manutencoop Facility Management SpA rappresentata da Levoarto Claudio, Presidente del relativo Consiglio di Gestione e Consigliere delegato’.
Una gara ancora non assegnata e per questo secondo il governatore lombardo, Roberto Maroni, “non c’è stata nessuna turbativa d’asta”.

Anche gli ospedali
Tra le carte acquisite dalla Guardia di Finanza anche tutti gli atti amministrativi sulle gare d’appalto relative a una serie di ospedali lombardi, alla società pubblica Sogin e all’Expo, tra cui quello principale sulle Architetture di servizio che sarebbe stato pilotato. Si tratta di un sistema di edifici destinati a ospitare le diverse funzioni di servizio presenti sul sito per l’Esposizione Universale e altri minori su cui ci sarebbero stati invece tentativi finalizzati a turbare le gare.

Bene la magistratura
In seguito all’inchiesta sono finiti in manetta sette nomi eccellenti: Angelo Paris, il potente direttore della pianificazione acquisti di Expo, Primo Greganti, storico esponente del Pci coinvolto pure in Mani Pulite, l’ex parlamentare Dc Gianstefano Frigerio, l’ex parlamentare Pdl Luigi Grillo, l’intermediario Sergio Catozzo e l’imprenditore Enrico Maltauro. Ai domiciliari Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, già arrestato per altre accuse solo pochi giorni fa. Per tutti questi l’accusa della Procura milanese è di turbativa d’asta e corruzione. Al di là dei nomi nelle carte al vaglio dei magistrati compaiono infatti molti nomi, a partire da Silvio Berlusconi, che non risulta comunque indagato. Tra queste carte ci sarebbero intercettazioni definite clamorose dagli inquirenti, e le prove dell’esistenza di una vera e propria cupola per condizionare gli appalti milionari dell’Expo. Un giro che si riuniva periodicamente a milano, nel noto circolo culturale Tommaso Moro, o a Roma. Tra gli appalti pilotati ci sarebbero quello per le case delle delegazioni straniere da ospitare all’Esposizione.

 

Le telefonate bollenti fanno tremare la politica

di Sergio Castelli

Doveva essere un vanto da mostrare ai visitatori di tutto il mondo, e non è detto che non lo sarà, certo è che per ora l’Expo 2015, l’esposizione internazionale prevista per il prossimo anno, non sta portando certo una visibilità positiva al Belpaese. E mentre le indagini proseguono senza sosta, anche il mondo della politica inizia a tremare per un’inchiesta che potrebbe allargarsi ancora di più e svelare chissà quanti altri scenari imbarazzanti. Per ora è venuta fuori una cupola che gestiva appalti milionari e in cella sono finiti imprenditori, manager e politici. Appalti pilotati svelati da intercettazioni clamorose e riunioni periodiche per spartirsi la torta. Ecco quanto emerge, in sintesi, dall’inchiesta che rischia di travolgere l’esposizione. E, intanto, le istituzioni provanno a correre ai ripari.

Fiducia a Sala
Alla tolda di comando resta Giuseppe Sala. Il commissario unico dell’evento e amministratore delegato della società di gestione aveva pensato di dimettersi, come affermato anche dal sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, nella giornata di ieri. “La Procura della Repubblica ha detto chiaramente e pubblicamente che Expo va avanti, che le mele marce sono state tolte e l’ad non ha nessun tipo di responsabilita”, spiega Pisapia. “Mi sembra che, se gli investigatori, che sono gli unici che conoscono la verità effettiva, sulla base delle indagini, delle intercettazioni e dei pedinamenti che hanno fatto, ci danno questa rassicurazione pubblica, io credo che un sindaco debba tenere conto di queste considerazioni”. Resta in silenzio invece Sala e attende: “Rispettate la mia situazione”, dice il commissario, “Fino a martedì (giorno in cui arriverà il premier Matteo Renzi a Milano) non parlo. Ho bisogno di tre giorni per riflettere sulla situazione”. Da par suo, il presidente del Consiglio, Renzi, auspica che venga fatta chiarezza: “Io ho sempre avuto una posizione molto garantista, e proprio perché lo sono profondamente dico che bisogna essere severi con tutti. Non si possono vedere immagini con quello che tira fuori una busta, cose che ti fanno schizzare il sangue alla testa”, ha affermato il premier nel corso dell’intervista al programma Virus di Rai 2, “la garanzia per tutti è che non si fanno sconti a nessuno. Ma è da scaicalli buttarsi addosso alle indagini per fare campagna elettorale. Ora la politica deve fare un passo indietro, deve stare e guardare zitta”.

Il ricordo di Tangentopoli
La paura cresce bipartisan, anche perché l’eventuale allargamento dell’inchiesta e il coinvolgimento di altri esponenti partitici, potrebbe rivelarsi un vero boomerang sulle prossime elezioni europee. Chi gongola è il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, tornato all’attacco e pronto a usare la nuova vicenda giudiziaria come una delle principali argomentazioni da portare avanti nella campagna elettorale in corso. La gran parte degli altri partiti, invece, ha paura che possa trattarsi di una Tangentopoli bis a vent’anni di distanza. Nelle intercettazioni, infatti, sono finiti anche i nomi di Maurizio Lupi, Gianni Letta, Cesare Previti, Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi. Sia chiaro: nessuno di loro risulta iscritto nel registro degli indagati, ma per chi porta avanti la questione giustizialista l’argomentazione è tutt’altro che secondaria.

La nuova squadra
Vertice Pisapia-Maroni nella giornata di ieri al termine del quale il presidente della Regione ha commentato:”L’auspicio è che Sala sostituisca rapidamente Paris (il potente direttore della pianificazione acquisti, arrestato giovedì) per garantire che il lavoro proceda e che il governo mantenga gli impegni assunti”. Ma per la sostituzione Maroni ha indicato la propria preferenza per una figura esterna: “Serve una persona che abbia competenza e professionalità.
E che, visti i rigurgiti di Tangentopoli, venga da fuori”. Un profilo già individuato, stando a quanto affermato dal sindaco meneghino Pisapia. Mentre da Roma il Movimento 5 Stelle chiede al ministro delle Infrastrutture, Maurizio lupi, di riferire e chiarire presto in aula gli ultimi accadimenti in terra lombarda. Una grande opportunità di rilancio per l’Italia, fino a ora sfruttata male.

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