Expo, la cupola c’è davvero: Maltauro vuota il sacco

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di Maurizio Grosso

Una confessione totale, sembra il caso di dire, che consente ai magistrati di mettere a segno un punto importante all’interno dell’affaire Expo. E che a questo punto renderà come minimo difficile la linea difensiva degli altri indagati, soprattutto di quelli che finora si sono dichiarati estranei alla nuova tangentopoli che sembra emergere dalle carte processuali. “C’era un sistema basato sulle tangenti e io per poter lavorare mi adeguavo e pagavo”. L’imprenditore Enrico Maltauro, interrogato a Milano per nove ore dal pm Claudio Gittardi, ha ricostruito in modo dettagliato il sistema delle tangenti che i manager della sua impresa di famiglia sarebbero stati costretti a pagare per ottenere alcuni appalti al centro dell’inchiesta che tocca anche Expo. Maltauro ha ribadito, come già fatto davanti al gip durante l’interrogatorio di garanzia, di aver vissuto una esperienza analoga a quella di Mani pulite, quando collaborò quasi subito con i magistrati dopo essere stato arrestato e aiutò i pubblici ministeri a ricostruire le loro ipotesi di accusa. L’imprenditore non ha negato i fatti che gli sono stati contestati e che il pm gli ha illustrato punto per punto, confermando pienamente l’esistenza di una “cupola” che manovrava gli appalti. L’interrogatorio è stato secretato dalla Procura.

L’intermediario
I pm hanno sentito anche l’ex segretario ligure udc Sergio Cattozzo, finito in carcere assieme a Maltauro, all’ex parlamentare dc Gianstefano Frigerio, all’ex funzionario Pci Primo Greganti, all’ex senatore pdl Luigi Grillo e ad Angelo Paris, ormai ex manager di Expo 2015. Cattozzo “ha chiarito la propria posizione”, hanno riferito i suoi avvocati Michele Ciravegna e Rodolfo Senes al termine dell’interrogatorio. I legali di Cattozzo hanno spiegato che il loro assistito “ha risposto a tutte le domande e ha fornito indicazioni rispondendo in modo congruente”. Cattozzo, poi, ai pm “ha chiesto scusa per il comportamento tenuto in sede di arresto”, quando ha cercato di nascondere alcuni post it con alcune cifre che sarebbero relative alle mazzette che avrebbe ricevuto da Maltauro. E “ha chiarito il significato delle cifre” dei biglietti, hanno fatto sapere i suoi avvocati. Nei giorni scorsi Cattozzo ha provato a difendersi descrivendo la sua attività come quella di un semplice intermediario, o “lobbista all’americana”, in pratica come colui che si limitava a mettere in contatto alcuni interlocutori.

Guerra in procura
Nel frattempo continua l’aspro braccio di ferro all’interno della procura di Milano. Il pm Alfredo Robledo ha replcato alle accuse di intralcio alle indagini che ieri gli evava rivolto il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati: affermazioni “inveritiere” che “appaiono altamente lesive della mia funzione di procuratore aggiunto”. Così Robledo ha scritto al Consiglio superiore della magistratura. Nella nota ha spiegato, in sostanza, che il procuratore capo dice il falso quando lo accusa di aver ostacolato le indagini sull’Expo, che giovedì scorso ha portato in carcere i componenti della cosiddetta “cupola degli appalti”. Si tratta dell’ennesima puntata dello scontro aperto da settimane e sempre più acceso, che si sta consumando all’interno della Procura lombarda. Una guerra intestina che il vicepresidente del Csm Michele Vietti ha auspicato possa concludersi rapidamente con l’istruttoria della commissioni competenti. “Di tutto ha bisogno il sistema giudiziario tranne che di delegittimazione”, ha detto Vietti. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha aggiunto di non considerare “che le diverse opinioni in ordine a quanto accaduto alla procura di Milano abbiano compromesso l’imparzialità di quella Procura”.

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