Favelas d’Italia. I nomadi ci costano una tombola

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di Andrea Koveos

Cento milioni di euro. Questa la cifra stanziata tra il 2005 e il 2011 per allestire, gestire e mantenere i campi nomadi di rom, sinti e camminanti a Roma, Napoli e Milano, le prime tre città dove è stato dichiarato lo stato di emergenza e dove la presenza è più rilevante. La cifra viene dal rapporto “Segregare costa”, curato dalla associazioni Berenice, Compare Lunaria e OsservAzione. Campi sosta, autorizzati o tollerati, villaggi attrezzati o della solidarietà o più genericamente campi nomadi. Interventi, decisi dalla politica, che sono costati una montagna di soldi pubblici con scarsi risultati da ogni punto di vista. Decine e decine di milioni di euro destinati all’affitto, la bonifica, la dotazione infrastrutturale delle aree con l’erogazione di acqua, luce e gas e alla prestazione di servizi socio educativi.

La Capitale
A Roma secondo i dati contenuti nelle Relazioni al Rendiconto annuale del Comune, il mantenimento del sistema dei campi rom, allestito della aree e dotazione delle infrastrutture, manutenzione e gestione ordinaria e straordinaria, interventi socio educativi, spese per il personale degli uffici pubblici preposti, ha comportato una spesa complessiva di oltre 86 milioni di euro. Numero non coincidente, per altro, con i quasi 70 milioni di euro secondo i dati, più dettagliati, forniti dal dipartimento Promozione dei servizi sociali e della salute del Comune. Nonostante siano stati più volte ispezionati dalle associazioni, i conti del Comune di Roma ancora oggi sono avvolti da una nube d’incertezza. Nella prima cifra, comunque, sono però compresi i fondi per la cosiddetta “emergenza nomadi”, erogati dal ministero dell’Interno al Comune di Roma e da quest’ultimo trasferiti alla Prefettura: 7,8 milioni di euro nel 2009 e 10 milioni nel 2011. Dati privi di dettagli, spiegano le associazioni, ragione nello studio si è preferito utilizzare i dati del dipartimento Promozione dei servizi sociali e della salute.

Una gestione esosa
La gestione dei campi rappresenta la spesa maggiore. Il caso di Roma è quello più emblematico nel contesto nazionale: sono circa 7 mila i rom che vivono negli 8 campi attrezzati della capitale e in altri insediamenti. I dati relativi agli anni 2005-2010 evidenziano che la maggior parte dei costi è stata sostenuta per la gestione dei campi (19,9 milioni di euro), per effettuare investimenti (12,6 milioni), per gli interventi curati dall’Ama (9,4 milioni) e per la bonifica delle aree (8,1 milioni). Infine, 6,5 milioni di euro sono stati allocati sulla voce “Lavori campi” per gli interventi di manutenzione e 2,4 milioni per servizi vari a sostegno delle famiglie rom”. Le bonifiche sono tutti quegli interventi richiesti da vari enti (Asl e Forze dell’ordine) per la manutenzione delle roulotte e dei container installati nei campi attrezzati e non attrezzati.

Scolarizzazione
Secondo il rapporto, il comune di Roma, tra il 2005 e il 2011, ha messo a gara per i servizi di scolarizzazione ben 9.380.994 euro, ai quali si aggiungono i costi sostenuti per l’estensione delle convenzioni 2005-2008 fino all’emissione dei nuovi bandi avvenuta solo nel 2009. “Solo per gli anni 2010 e 2011 sono stati resi disponibili i dati sulla spesa annuale effettivamente sostenuta – spiega il rapporto -, pari rispettivamente a 1.815.705 euro nel 2010 e 1.983.277 euro nel 2011. A tale spesa vanno aggiunti i costi di trasporto scuolabus, il cui totale non è stato possibile ricostruire. Sugli sgomberi, nessun dato certo. Difficile fare stime certe, infine, sulle operazioni di sgombero degli insediamenti rom della capitale. La documentazione ufficiale raccolta non ha permesso di ottenere informazioni – spiega il rapporto -. Secondo alcune stime, per ciascuno sgombero la spesa sostenuta varia tra i 15 e i 20 mila euro.

Gli sgomberi
L’Associazione 21 luglio ha censito 450 sgomberi solo nel periodo compreso tra il 31 luglio 2009 e il 24 agosto 2012, mentre le operazioni di smantellamento degli insediamenti “informali” citate esplicitamente nelle Relazioni al Rendiconto generale del Comune di Roma 2005-2011 sono 31. Nella gestione delle attività che ruotano intorno ai campi sono coinvolti anche enti gestori esterni. Sul fronte della politica è bene ricordare, infine, che il 31 luglio 2009 il prefetto Pecoraro insieme con il sindaco Alemanno presentarono il nuovo Piano nomadi che prevedeva la costruzione, fuori dell’area urbana di 13 villaggi autorizzati in grado di ospitare 6 mila persone provenienti da oltre 100 campi presenti in città. È del 2 maggio 2013, invece, la sentenza della Corte di Cassazione che rigetta il ricorso presentato dal Governo italiano contro la sentenza di Stato, stabilendo la fine della cosiddetta emergenza nomadi.

Per i nomadi di Milano anche l’Expo è un affare

di Giuseppe Cantore

A Milano si sono spesi, più o meno, 3 milioni e mezzo di euro per i campi nomadi. Gli ultimi esborsi sono quelli relativi agli espropri dell’area di via Monte Bisbino al confine con Baranzate. Dal 2008, infatti, le amministrazioni comunali iniziano ad affermare l’idea di superare i campi nomadi anche per la necessità di liberare alcune aree interessate al passaggio di Expo 2015. E dunque sulla questione nomadi nemmeno il sindaco Pisapia si è potuto tirare indietro. Il 15 luglio scorso le ruspe sono entrate in azione nell’insediamento rom di via Monte Bisbino. In un paio di giorni buona parte delle case costruite dagli stessi abitanti, che avevano acquistato quei terreni trent’anni fa, sono diventate un cumulo di macerie per fare spazio allo svincolo Expo, appunto, previsto dal secondo lotto del collegamento tra la SS11 all’altezza di Molino Dorino e l’A8 Milano – Laghi. Un esproprio che comunque ha avuto un costo. Il 21 dicembre 2011 Infrastrutture Lombarde spa, infatti, notifica gli espropri alla famiglie di via Monte Bisbino e stabilisce un prezzo di esproprio pari a 7 euro al metro quadro in quanto la destinazione d’uso di quei terreni all’epoca era agricola. Successivamente – nel maggio 2012 – il Comune di Milano approva il PGT, che rende quei terreni edificabili permettendo ai nuclei familiari interessati dall’esproprio di rinegoziare gli indennizzi. A questo punto, l’offerta di Infrastrutture Lombarde spa sale a 30 euro al metro quadro per i proprietari dei terreni, più un’indennità aggiuntiva di 70 euro.

Scarsa trasparenza
I dati, purtroppo sono parziali. Il capoluogo lombardo infatti si è contraddistinto per mancanza di trasparenza a partire dal 2006 e per l’organizzazione del sistema di gestione degli interventi per i rom, suddivisi in mille rivoli. Nella città, che comunque rappresenta la seconda in Italia per popolazione, su 1 milione e 300 abitanti, rom sinti e camminati rappresentano lo 0.3% della popolazione. Tornado ai numeri, nel biennio tra 2005-2006 il Comune di Milano ha implementato tre tipi di attività nei campi: un servizio di mediazione scolastica e sociale per i minori rom inseriti nelle scuole primarie (104 mila euro l’anno), la gestione degli interventi di piccola manutenzione nei campi (170 mila euro l’anno) e interventi di animazione sociale per bambini nei campi comunali (50 mila euro l’anno). Nel 2007 poi sono stati spesi 480 mila euro per l’installazione di un sistema di video-sorveglianza nei campi comunali. Non basta. I controlli vengono effettuati anche dei presidi della polizia municipale (di cui è impossibile determinare i costi) e dei presidi sociali. Per quanto riguarda invece i fondi impiegati per la gestione dei campi del territorio comunale milanese sono stati accertati 812 mila euro per il biennio 2005-2006 e 840 mila per il triennio 2008-2011. Infine, oltre a questi fondi, nel 2008 viene stanziato oltre 1 milione di euro per il progetto “Dal Campo alla Città”, finalizzato alla sperimentazione di formule abitative alternative. Dei 2.500 rom censiti dal Comune di Milano nel 2012, 2.300 vivono insediati nei campi, regolari o non autorizzati, che esistono da più di 5 anni e la cui presenza è ormai consolidata sul territorio. Accanto ai campi regolari si sono sviluppati nel corso degli anni altre soluzioni abitative all’insegna della provvisorietà o dell’abusivismo. All’urgenza di chiudere i campi regolari di via Triboniano e via Novara, il Comune prova a trovare delle soluzioni. Alla maggior parte delle famiglie che non accettano l’opzione del rimpatrio il Piano Maroni prevedeva l’inserimento in strutture abitative decorose con stanziamenti importanti di 3 milioni e 200 mila euro per interventi di promozione sociale di cui 2 milioni per l’area abitativa, 700 mila per l’area lavorativa e 500 mila per l’area sociale. E delle 79 famiglie in uscita dal campo di via Triboniano, 48 hanno accettato il rientro assistito in Romania mentre 31 famiglie sono state sistemate in un appartamento di cui paga regolarmente l’affitto. al metro quadro per le famiglie occupanti decisa con un provvedimento straordinario del Commissario Unico di Expo, Giuseppe Sala.

A Napoli spariscono pure i soldi per l’emergenza

Sul bilancio di Napoli pesano 24 milioni di euro per campi rom, ma soltanto 7 milioni sono stati effettivamente impiegati. Secondo il rapporto “Segregare costa” nel Comune di Napoli ci sarebbero circa 2.500 rom, presenti in due campi attrezzati e diversi insediamenti. Dei 17 milioni non impiegati, circa 7 milioni provengono dal “Fondo strutturale di sviluppo regionale (Fesr), destinato alla realizzazione di un villaggio attrezzato nel quartiere di Scampia – nella stessa area su cui si estende oggi un insediamento non autorizzato di più di cento famiglie, privo di servizi e con condizioni igienico-sanitarie molto carenti -, che rimane tuttora inutilizzato. Più importante, invece, il finanziamento del Ministero dell’Interno per la realizzazione di un progetto di campo attrezzato in via delle Industrie, approvato nel 2010 con un’ordinanza dell’allora Commissario prefettizio all’emergenza nomadi”: 10 milioni e 400 mila euro ad oggi non ancora impiegati, o meglio sono serviti unicamente per la demolizione di un edificio di via delle Industrie.  Nell’unico campo autorizzato dal Comune (a fronte dei nove insediamenti presenti sul territorio comunale) il Villaggio della solidarietà di Secondigliano, risiedono 700 persone suddivise in 92 moduli abitativi. “Dal 2005 al 2011, sono stati impiegati quasi 3 milioni di euro così ripartiti: un milione e 700 mila per le forniture idriche (una voce che da sola copre quasi il 60% dei costi totali), 761 mila euro per la fornitura di energia elettrica, 450 mila euro per la manutenzione ordinaria e straordinaria del Villaggio”. Gli interventi socio-educativi costano quasi 4 milioni di euro per finanziare programmi rivolti in particolar modo ai minori anche grazie ai contributi provenienti dal Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e, per un arco di tempo limitato, dal ministero della Solidarietà  Sociale. Questo tipo di iniziative, per altro sono svolte per periodi brevi per mancanza di risorse – che pure sono state messe in bilancio – e programmazione e spesso con affidamento diretto. In sei anni, infatti, per l’affidamento delle attività c’è stata una sola gara. Dal 2008 il Comune provvede al servizio di accompagnamento a scuola per il quale si spendono più di 100 euro al mese per bambino. Sul fronte degli sgomberi il Comune ha speso 147 mila euro.

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