Fecondazione eterologa, Consulta boccia il divieto

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di Leonardo Rafanelli

L’ultima decisione della Consulta potrebbe avere una portata rivoluzionaria: il divieto di fecondazione eterologa, infatti, è stato giudicato incostituzionale. In altre parole, nei casi di infertilità assoluta, non è più proibito ricorrere a ovuli o spermatozoi di un donatore esterno alla coppia. E quindi chi vorrà farvi ricorso non sarà più costretto ad anadare all’estero, come accadeva finora.
Cade così l’ultimo pezzo della legge 40 del 2004, demolita negli anni da decine di altre sentenze. E l’Italia si divide tra coloro che plaudono di fronte alla decisione della Corte, e chi invece si dice preoccupato per le conseguenze. Una spaccatura che ha spinto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a intervenire invitando alla prudenza: “Sono questioni – ha detto – che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano una condivisione più ampia, di tipo parlamentare. Alla luce delle motivazioni della Consulta comunicheremo al più presto la road map per l’attuazione della sentenza”.
Anche perché i problemi, secondo il ministro, sono tanti e di vario tipo: “Ci sono alcuni aspetti estremamente delicati – ha spiegato – che non coinvolgono solamente la procedura medica, ma anche problematiche più ampie, come ad esempio l’anonimato o meno di chi cede i propri gameti alla coppia e il diritto di chi nasce da queste procedure a conoscere le proprie origini e la rete parentale come fratelli e sorelle”.

La sentenza
Erano tre i tribunali che avevano sollevato dubbio di costituzionalità sulla questione: Milano, Catania e Firenze.
La Corte Costituzionale, in particolare, ha dichiarato illegittimo l’art. 4 comma 3 della legge. Bocciatura anche per gli articoli correlati, che nei casi di ricorso alla fecondazione eterologa vietavano rispettivamente il disconoscimento della paternità e stabilivano che il donatore di gameti non acquisiva né obblighi né diritti verso il bambino. È stato infiine rimosso l’articolo 12 comma 1, che puniva “chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente” con una sanzione amministrativa da 300mila a 600mila euro.

Le critiche
A schierarsi contro la decisione della Consulta sono soprattutto gli ambienti vicini alla Chiesa. La Pontificia Accademia per la Vita parla di “sconcerto e gravi perplessità” perché “questo divieto – spiega Monsignor Renzo Pegoraro – determinava una serie di garanzie soprattutto per il nascituro, a tutela della chiara identità dei genitori, con le relative responsabilità. La possibilità che ci sia una terza figura, spesso maschile, quindi una distinzione tra paternità biologica e una affettiva e sociale nella stessa coppia crea dei problemi”.
Ma i toni più duri arrivano dal settimanale cattolico Famiglia Cristiana, che sul suo sito web titola “Fecondazione selvaggia per tutti” e parla anche di “ultima follia italiana”.
Critiche anche da Udc e Ncd, menre l’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia avverte: “sull’eterologa ho un giudizio molto negativo: là dove viene applicata ha creato più problemi di quanti non ne abbia risolti. C’è un problema di equilibrio psicologico, più che di privacy”.

I pareri favorevoli
Eppure sono in molti ad appalaudire di fronte alla sentenza: la senatrice a vita Elena Cattaneo si è detta grata ai protagonisti di una “straordinaria lotta”. Dal Pd interviene invece Barbara Pollastrini, che vede la decisione come “il colpo definitivo a una legge confusa, inapplicabile e disumana».
Sullo scenario che ora si apre sono intervenuti anche Filomena Gallo e Gianni Baldini, legali del procedimento di Firenze, nonché i primi a sollevare il dubbio di legittimità costituzionale. Per loro il punto fermo è che “Da oggi non potrà mai più essere emanata dal Parlamento una legge che prevede il divieto di fecondazione di tipo eterologa”.