Fine vita, le destre contro le destre: il governo impugna la legge del Veneto

Il Cdm impugna la legge del Veneto (di centrodestra) sul fine vita: Salvini diserta, Calderoli vota contro. Ma prevale la furia idelogica.

Fine vita, le destre contro le destre: il governo impugna la legge del Veneto

Altro che autonomia, le Regioni devono sottostare alla furia ideologica del governo. Il messaggio, peraltro, questa volta viene lanciato nei confronti di un provvedimento di una Regione amica, guidata dal centrodestra e in particolare dal leghista Alberto Stefani: il Veneto. Così in Consiglio dei ministri si consuma lo scontro sull’impugnazione della legge sul fine vita.

Il governo ha deciso di impugnare la legge veneta alla Corte costituzionale, ma non senza spaccature. Il leader leghista, Matteo Salvini, non ha partecipato alla discussione e alla votazione in Consiglio dei ministri. Un altro ministro leghista, Roberto Calderoli, ha votato contro l’impugnazione sostenendo che la legge regionale indica solo le linee guida e si attiene alle norme nazionali in vigore.

A schierarsi per l’impugnazione è Forza Italia, con Antonio Tajani che ha fatto mettere a verbale, a nome della delegazione azzurra, la necessità di un intervento legislativo del Parlamento: a suo giudizio, infatti, questa materia deve essere disciplinata dalle Camere con una normativa nazionale che eviti diverse regole a livello regionale, magari anche in contrasto tra loro: principio che potrebbe anche avere un senso, se solo il Parlamento non fosse fermo da anni sul tema, nonostante le sollecitazioni della Corte costituzionale.

Lo scontro tra il Veneto leghista e il governo sul fine vita

Il Veneto è stata la prima Regione di centrodestra, con il presidente Stefani, ad approvare a settembre una legge sul fine vita e sul suicidio medicalmente assistito. E proprio Stefani è intervenuto dopo l’impugnazione del Cdm sottolineando che la legge veneta “è sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre Regioni e oggetto di richieste di modifiche da parte della Corte costituzionale. Gli emendamenti approvati nel senso del favor vitae lo dimostrano. Per questo, dal punto di vista giuridico, sono convinto che supererà il vaglio della Consulta”.

Stefani è quindi ottimista ed evita polemiche, così come Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale, che ha definito questa come una “legge di civiltà”. Ora lo stesso Zaia commenta amaro, affermando che rispetta “pienamente” la decisione del Cdm, trattandosi di una “prerogativa costituzionale del governo”. Ma, allo stesso modo, “è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in Cdm non abbiano partecipato al voto. Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato”.

La furia ideologica del governo si abbatte anche sul centrodestra

A prevalere, però, non è stato il buon senso ma la furia ideologica di un governo che ignora, con la sua maggioranza parlamentare, la Corte costituzionale quando chiede di legiferare sul tema e che poi impugna le leggi regionali sul fine vita. Come già fatto per il testo dell’Emilia-Romagna e poi con quello di Toscana e Sardegna. In quei casi, però, i ministri leghisti non furono contrari. A dimostrazione che molto spesso la questione è solo politica e non di merito.