Sequestro di persona, tortura, violenza sessuale e rapina: sono i reati ipotizzati dalla Procura di Roma nell’indagine aperta sul caso dell’abbordaggio illegale da parte della marina israeliana delle barche della Flotilla. In particolare, gli investigatori si stanno concentrando sulle responsabilità israeliane per le violenze legate al fermo degli attivisti nel porto di Ashdod.
Flotilla, al vaglio dei pm anche la posizione di Ben-Gvir
Al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati, ma negli atti depositati dagli avvocati dei volontari compaiono alcuni nomi di figure politiche e militari israeliane. Una decina i nomi della catena di comando israeliana, e tra questi c’è anche il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che, come dimostrano le immagini da lui steso diffuse, ha rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti, mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena. A presentare gli atti che hanno dato il via alle indagini, il team legale degli attivisti che fa riferimento alla Fondazione Hind Rajab, organizzazione che raccoglie documenti su presunti crimini di guerra.
E ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, interrogato sulle reazioni di Israele dopo le proteste italiane per il video di Gvir, ha risposto soddisfatto: “Mi pare che stia crescendo il consenso in Ue sulla nostra proposta di infliggere sanzioni a Ben Gvir. Quindi la richiesta è finalizzata a quello, poi del resto ne parleremo”.
Il ringraziamento di Zuppi alla Flotilla
Di tutt’altro tenore le parole del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che, aprendo in Vaticano l’Assemblea generale che sarà chiusa giovedì dal Papa, ha dichiarato: “Ringrazio quanti in tanti modi, pagando anche di persona con ricatti, soprusi e violenze, manifestano concreta solidarietà nell’enorme sofferenza dei popoli colpiti da violenze e guerre”. Un messaggio abbastanza chiaro.
Ore di ansia per 10 attivisti del Global Sumud Land Convoy
Intanto sono ore di angoscia per dieci partecipanti civili del Global Sumud Land Convoy – la spedizione che tentava di raggiungere Gaza via terra – arrestati dalle Forze Armate Arabe Libiche (LAAF) e dalle autorità della Libia orientale (Governo di Salvezza Nazionale) domenica scorsa nei pressi di Sirte. Tra questi anche due italiani, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia.
Secondo quanto riferito dalla Farnesina, i dieci sarebbero stato trasferiti a Bengasi per essere processati con l’accusa di immigrazione clandestina in Libia.
“I delegati si sono offerti volontari per entrare nella zona di sicurezza 5+5 al fine di negoziare il passaggio per la missione umanitaria”, si legge in una nota della Fotilla, “L’ultima comunicazione da parte del gruppo è stata ricevuta alle 15:22 ora locale del 24 maggio, quando uno dei delegati ha riferito che il gruppo stava per essere trasferito su tre furgoni bianchi. Da allora non è stato stabilito alcun contatto diretto”.
“I delegati sono civili disarmati impegnati in una missione umanitaria”, aggiunge il movimento, “La loro detenzione è priva di fondamento giuridico il loro arresto si inserisce in una serie di casi di mancato coordinamento da parte delle autorità della Libia orientale”.
Si erano offerti volontari per parlamentare con le autorità della Libia
Secondo la ricostruzione degli attivisti, “il convoglio aveva tentato per due volte di avviare negoziati formali”, ma “il primo tentativo era stato accolto con calore e con la promessa di un incontro successivo che non si è mai concretizzato; il secondo si è concluso con un ufficiale militare che ha intimato ai delegati del convoglio di andarsene immediatamente. Quando i canali ufficiali e le procedure riconosciute a livello internazionale si sono rivelati inefficaci, il convoglio si è diretto verso il valico per tentare negoziati diretti in assoluta buona fede”.
“Chiediamo ai governi di Spagna, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Portogallo, Tunisia e Italia di stabilire contatti urgenti con le autorità della Libia orientale a Bengasi, di richiedere il rilascio senza condizioni dei loro connazionali e di garantire un passaggio sicuro alla missione umanitaria”, conclude la Flotilla.
Che ricorda come il Global Sumud Land Convoy trasporti 7 ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti umanitari e oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 paesi, tra cui professionisti del settore medico, ingegneri, educatori e osservatori legali.