Domenica pomeriggio dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy attraversano il checkpoint di Sirte con due auto e un’ambulanza, per negoziare con le autorità della Libia orientale la ripartenza del convoglio fermo da otto giorni in zona neutra. Dall’altra parte li attendono i miliziani della 604ª brigata di Khalifa Haftar, con cecchini e mitragliatrici. Consegnano i passaporti, la diretta streaming si interrompe. Da quel momento, dice all’Ansa la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia, «i contatti sono persi».
Tra i dieci ci sono due italiani, Domenico Centrone, trentatré anni di Molfetta, e Leonarda Alberizia, di Albugnano nell’astigiano. Il convoglio da cui si sono staccati conta duecentocinquanta persone, sette ambulanze, dieci camion, e punta a Gaza attraverso la Cirenaica e Rafah.
L’Unità di crisi della Farnesina nella notte di domenica comunica di avere «avviato verifiche». Antonio Tajani giovedì 21 maggio aveva chiesto a Kaja Kallas sanzioni europee contro Itamar Ben Gvir per il video di Ashdod. Sul caso Sirte tace.
Haftar non è un’incognita per Roma. L’11 giugno 2025 il ministro Matteo Piantedosi ha ricevuto al Viminale suo figlio Saddam, comandante della brigata Tareq Ben Zayed. Fanpage ha documentato il piano italiano sostenuto dalla Commissione europea per aprire a Bengasi un centro di coordinamento marittimo che estenda alla Cirenaica i respingimenti. Per il secondo anno il Piano Mattei prevede in Italia la finale del campionato di calcio libico.
A Nuseirat, domenica mattina, un missile israeliano ha colpito un appartamento del campo profughi. Morti Mohammad Abu Mallouh, 38 anni, Alaa Zaqlan, 36, e il figlio Osama, un anno. Dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, secondo il Ministero della salute di Gaza ripreso da Reuters, l’esercito israeliano ha ucciso ottocentottanta palestinesi.
Il blocco navale a est, il checkpoint a ovest. Tra i due, due interlocutori che la Farnesina conosce per nome.