Fondi della Lega spariti nel nulla. Perquisita la fondazione lombarda. Nel mirino l’acquisto di un capannone a prezzi gonfiati. Definito nelle intercettazioni “una roba brutta”

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Prima il fermo di un imprenditore che voleva fuggire in Brasile, poi la guardia di finanza che ha bussato alla porta della Lombardia film commission. Si fa sempre più calda l’inchiesta sulla compravendita di un capannone industriale a Cormano, nel milanese, che coinvolge il fuggitivo Luca Sostegni e tre commercialisti ritenuti vicini alla Lega. Proprio ieri i finanzieri negli uffici della fondazione, a partecipazione pubblica e i cui soci sono il Pirellone e il Comune di Milano, per acquisire atti e materiale utile per il proseguo delle indagini. Si tratta di un’inaspettata accelerata che è stata impressa all’inchiesta e che sarebbe stata resa necessaria anche per le dichiarazioni rese da Sostegni e messe subito a verbale dopo il fermo. Nel fascicolo, oltre a lui, sono indagati anche Michele Scillieri, commercialista vicino al Carroccio e di cui Sostegni sarebbe stato il prestanome, e i colleghi Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, rispettivamente il revisore legale del gruppo al Senato e il direttore amministrativo di quello alla Camera.

IL GRANDE INTRECCIO. Cuore dell’inchiesta, la quale si muove in parallelo a quella genovese sui fondi della Lega spariti nel nulla e in cui ritornano i nomi dei 3 commercialisti, è la presunta compravendita gonfiata di un palazzo da parte della Lombardia film commission. Sostanzialmente, secondo il procuratore capo Francesco Greco, nel 2017 sarebbe avvenuta la cessione sospetta del capannone di Cormano. Sostegni, all’epoca dei fatti liquidatore della società Paloschi srl, avrebbe venduto la struttura per 400 mila euro all’Immobiliare Andromeda srl che a sua volta, dopo nemmeno un anno, rivendeva l’immobile a 800mila euro alla fondazione che si occupa della promozione e dello sviluppo di progetti inematografici in Lombardia. Ma c’è di più.

Nelle ultime ore emerge anche il sospetto che il bando per far acquistare il capannone sarebbe stato cucito su misura della struttura incriminata. Di Rubba, Manzoni e Scillieri, come si legge nel decreto di perquisizione, sono accusati di aver “promosso e organizzato la cooperazione nel reato” grazie al quale “si appropriavano di 800 mila euro” dalla Lombardia Film commission sul conto corrente di Immobiliare Andromeda. La fondazione, all’epoca dei fatti, era presieduta da Di Rubba al quale viene contestata l’aggravante di aver violato i “doveri inerenti a una pubblica funzione” mentre la Andromeda, per gli inquirenti, era “amministrata di fatto” da Scillieri, che è indagato pure per sottrazione fraudolenta delle imposte, con l’aggravante di averla commessa “nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale”.

Questo perché il capannone faceva parte dei beni di un’altra società riconducibile a Scillieri, la Paloschi srl, che aveva debiti con lo Stato. A Sostegni, invece, è contestata anche una tentata estorsione ai danni dei tre commercialisti in quanto gli erano stati promessi 50mila euro “per il contributo fornito ai fatti contestati” ma ne aveva ricevuti solo 20mila e così minacciava di spiattellare tutto ai giornali se non gli fossero stati consegnati gli altri 30mila. Quel che è certo è che la compravendita non convinceva proprio nessuno tanto che l’ex presidente della Lombardia Film Commission, Giuseppe Farinotti, intercettato ma non indagato, al telefono diceva: “Una roba brutta (…) la prima azione che ho fatto dopo esser stato nominato è stata comprare l’immobile per 800mila euro quando dietro c’era un pregresso antipatico” mostrando “grande imbarazzo rispetto all’acquisto dell’immobile di Cormano, di cui siglerà il definitivo”.