Francesca Totolo: chi è la giornalista indagata per le offese a Mattarella

francesca totolo
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C’è anche Francesca Totolo tra le persone perquisite e indagate nell’ambito dell’indagine per minacce a offese al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ad eseguire le perquisizioni i carabinieri del Ros del Reparto Anticrimine, coordinati dal procuratore capo Michele Prestipino con i pm Eugenio Albamonte e Gianfederica Dito.

Francesca Totolo: chi è la giornalista indagata per le offese a Mattarella

Con lei anche il professor Marco Gervasoni dell’università del Molise.  Totolo, 44 anni, collaboratrice del “Primato Nazionale”, era balzata agli onori delle cronache per un tweet sulle unghie laccate di Josefa. Ovvero la superstite del naufragio al largo delle coste libiche del 17 luglio 2018. Domese di nascita, milanese d’adozione, un passato come responsabile ufficio stampa e comunicazione, sul sito di Altaforte Totolo si definisce ricercatrice indipendente ed esperta in immigrazione, geopolitica e analisi di dati, reporter, collaboratrice e autrice de Il Primato Nazionale e di diverse testate specializzate, italiane ed estere.

Totolo era finita sui giornali quando si scoprì che fingeva di essere studentessa per carpire informazioni alle Ong e venne denunciata dalla Jugend Rettet perché raccoglieva notizie sull’organizzazione quando l’indagine era ancora coperta da segreto. Il quotidiano la descriveva così all’epoca:

In poco tempo, Francesca Totolo conquista il suo posto di “dama dei sovranisti” in rete. Con una missione: seguire, passo dopo passo, ogni minima mossa delle organizzazioni umanitarie. Quelle che dal 2015 operano nella zona search and rescue (ricerca e salvataggio) davanti alle acque di Tripoli. Protagoniste del recupero in mare di decine di migliaia di rifugiati e migranti strappati dalle onde.

E così, nei suoi tweet, i volontari impegnati nei salvataggi di naufraghi nel Mediterraneo centrale diventano «pirati umanitari». La Sar Zone libica una «zona pescosa» e la presenza delle navi delle Ong, il «canto delle sirene».

Totolo e le unghie di Josefa

Totolo finì nella bufera anche per un suo tweet sullo smalto di Josefa, la donna camerunense salvata dal mare a ottanta miglia dalle coste libiche. “#Josefa con le unghie perfette laccate di rosso dopo 48 ore in mare.Quindi: 1 I #trafficanti mettono lo smalto alle migranti 2 Sulla nave di @openarms_fund ci si diletta con lo smalto,quindi le condizioni psico-fisiche di Josefa collidono con 48 ore in mare aggrappata al relitto”, scriveva all’epoca.

All’epoca bastarono  poche veloci verifiche per dimostrare che durante il salvataggio Josepha non solo non aveva lo smalto, ma era anche segnata dai giorni passati immersa in acqua. Lo smalto, come spiegato dalla Ong e da una giornalista che era a bordo al momento del salvataggio, era stato una “coccola” a Josefa. Una distrazione per passare il tempo mentre, sdraiata sul ponte della nave della Ong, si riprendeva dal trauma.

La lettera di Francesca Totolo al presidente Mattarella.

Illustre Presidente Mattarella,

le scrivo come italiana, come donna, come sostenitrice appassionata della nostra Nazione e come voce libera e indipendente dell’informazione. Ritengo, anzi ne sono certa, di non aver mai offeso in alcun modo il suo onore e il suo prestigio. La mia condotta sui social network è da sempre equilibrata, sebbene sia determinata, ostinata e controcorrente. Anche a chi mi insultava e minacciava di morte su Twitter, ho sempre risposto con pacatezza. Caro Presidente, quale garante della nostra Costituzione, può verificare facilmente che i miei post a lei rivolti erano una semplice e misurata manifestazione del libero pensiero che in Italia è un diritto garantito dall’articolo 21. Per questo motivo, l’accusa di vilipendio suona veramente stonata e fuori luogo.

Chiedere di indire elezioni politiche e di occuparsi degli italiani stremati dalla crisi economica causata dalla pandemia, non lede in alcun modo il suo onore. Evidenziare che un cavalierato della Repubblica da lei assegnato potrebbe essere finito nelle mani di una persona con un passato discutibile, non lede in alcun modo il suo prestigio e, peraltro, fa parte del mio lavoro di inchiesta.

Riprendendo Vittorio Feltri, “Se a un cittadino si vieta di esternare una idea sul Colle significa renderlo vittima di censura, ed è costui che dovrebbe denunciare la limitazione inflittagli dallo Stato attraverso i suoi organi”, ed è quello che io sto facendo con questa lettera aperta che sottopongo alla sua attenzione. Io sono sicura che lei non fosse a conoscenza dell’iniziativa della Procura di Roma nei miei confronti e nei confronti degli altri dieci indagati. Non ritengo altresì che lei Presidente, come garante della nostra Costituzione, avrebbe assecondato una simile azione così oppressiva e non degna di uno Stato democratico. Purtroppo, ormai è noto a tutti gli italiani il periodo buio che sta attraversando la giustizia italiana, tra scandali e nomine illegittime.

Non mi dilungo ulteriormente, ma sono certa che lei, che è anche il mio Presidente, vorrà pronunciarsi al più presto su questo teatro tragicomico e su questo tentativo malcelato di oscurare la voce di un’italiana.

Francesca Totolo