La Francia tira il fiato. Nel doppio blitz uccisi i fratelli Kouachi, gli attentatori di Charlie Hebdo, e il killer di Montrouge che però ha ammazzato quattro ostaggi

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Fine della corsa. Le teste di cuoio hanno ucciso sia i fratelli Kouachi, responsabili della strage al settimanale satirico Charlie Hebdo, sia Amedy Coulibaly, l’uomo che due giorni fa aveva sparato giustiziando una poliziotta a Montrouge. Un’operazione, quella delle forze dell’ordine, che ha lasciato la Francia in ginocchio e senza fiato perché, per sette lunghissime ore, il Paese è stato tenuto sotto scacco da un doppio sequestro.

I BLITZ
La fine dei due killer è iniziata alle 17 di oggi pomeriggio, quando una serie di spari e alcune esplosioni si sono verificate a Dammartin-en-Goele, cittadina a pochi chilometri da Parigi, dove in una tipografia i due killer si erano rifugiati dopo essere fuggiti per due giorni. Gli attentatori, usciti dal loro rifugio, hanno iniziato a sparare con due kalashnikov al grido di “vogliamo morire come martiri”, ma poi sono stati uccisi dalle forze speciali francesi. Si è, invece, salvato l’ostaggio: un 27enne responsabile della stessa stamperia. Intorno alle 13, invece, una sparatoria si è verificata nella zona di Porte de Vincennes. Qui inizia la fine di Coulibaly, il quale si era fatto riconoscere dalla polizia sul posto come l’assassino della poliziotta di Montrouge. L’attentatore, armato di due mitragliette, ha preso in ostaggio almeno 6 persone (tra cui un bebè), in un negozio di alimentari kosher frequentato da ebrei e avrebbe detto di essere pronto ad uccidere tutti gli ostaggi se non fossero stati liberati i fratelli Kouachi. Promessa mantenuta: quattro dei sei prigionieri sono stati uccisi per mano di Coulibaly. Una complice dell’assassino, Hayat Boumeddiene, anche lei ricercata per l’omicidio della poliziotta, è invece riuscita a fuggire insieme agli ostaggi.

LE INDAGINI
Finito il blitz, ora si cerca di indagare sulla storia dei tre killer. Quel che è certo è che i macellai di Charlie Hebdo e gli assassini di Montrouge si conoscevano molto bene. Tanto che l’intelligence francese non ha scartato l’eventualità che le azione dei tre terroristi siano legate tra loro. L’ipotesi che i tre facevano parte della stessa cellula jihadista è quasi una certezza perchè mentre si trovava barricato nel negozio ebraico, Coulibaly avrebbe chiesto la liberazione dei fratelli Kouachi. La Francia si è così trovata ad affrontare, in casa propria, un doppio fronte: terroristi che avrebbero dovuto essere “attenzionati”, ma che sono stati lasciati liberi di agire indisturbati.

I LEGAMI
A legarli sarebbe stato il piano per far evadere Smain Ait Ali Belkacem, il terrorista algerino condannato all’ergastolo per gli attentati del 1995 al metrò veloce Rer di Parigi. I due furono avvistati insieme nel 2010 in occasione di una visita nel Cantal a Djamel Beghal, un altro esponente dell’islam radicale già condannato a dieci anni per aver pianificato un attentato contro l’ambasciata americana e Parigi. Beghal fu poi arrestato proprio per aver pianificato l’evasione di Belkacem. All’epoca finì in manette, con le stesse accuse, anche Cherif. La procura, però, non aveva prove sufficienti per procedere contro di lui, “nonostante i suoi legami con l’islam radicale e l’interesse dimostrato per le tesi a difesa della legittimità della jihad armata”.

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