Se i recenti governi francesi che si sono susseguiti uno dopo l’altro dovevano servire a fermare l’avanzata del Rassemblement National, allora si può dire che il loro obiettivo è fallito. Il partito di Marine Le Pen e i suoi alleati hanno conquistato un numero di seggi sufficiente al Senato francese per formare un gruppo parlamentare nella Camera alta, ottenendo per la prima volta nella storia del partito una rappresentanza che, insieme agli alleati dell’UDR di Éric Ciotti, raggiunge la soglia necessaria per costituire un gruppo.
Come noto, metà della Camera alta viene rinnovata tramite elezione indiretta ogni tre anni, mentre i senatori restano in carica per sei anni. Un risultato che Marine Le Pen ha definito una “vittoria storica”, sottolineando che “i risultati hanno superato le nostre aspettative”. Il Rassemblement National, insieme agli alleati dell’Union des droites pour la République (UDR) di Éric Ciotti, potrà infatti formare per la prima volta un gruppo al Senato, come ha sottolineato Jordan Bardella, presidente del partito e figura di primo piano del movimento. “Il nostro gruppo al Senato darà voce ai territori dimenticati, alle zone rurali e ai sindaci che troppo spesso sono esclusi dalle decisioni importanti prese a Parigi”, ha aggiunto Bardella.
Francia, il Rassemblement National riesce per la prima volta a formare un gruppo parlamentare alla Camera alta. E per i sondaggi la leader Le Pen si avvia a conquistare l’Eliseo
Per Emmanuel Macron e per i partiti della sinistra, il risultato rappresenta un ulteriore segnale della crescita del RN sulla scena politica francese. Secondo un sondaggio Toluna-Harris Interactive per RTL e M6, Marine Le Pen starebbe inoltre ampliando il vantaggio al secondo turno delle elezioni presidenziali nei confronti dei possibili candidati Édouard Philippe e Jean-Luc Mélenchon. Stando alla rilevazione, infatti, la leader del Rassemblement National otterrebbe il 57% dei voti in un eventuale ballottaggio contro Philippe, fermo al 43%, e il 69% contro il candidato di La France Insoumise, Mélenchon, che si fermerebbe al 31%.