Dopo il Medio Oriente, rischia di infiammarsi anche il Nord Africa. In queste ore, infatti, peggiora la crisi in Etiopia, dove i ribelli del Tigray hanno annunciato una “guerra totale” contro il governo del Paese, dando il via a violenti scontri. Una situazione che peggiora di ora in ora, al punto che ormai non si può escludere il rischio di un’escalation regionale. Questo perché il capo dell’esercito regolare etiope, Birhanu Jula, ha accusato l’Eritrea e il Sudan di sostenere i gruppi separatisti che combattono contro le truppe federali.
Il capo di Stato maggiore, parlando sul canale YouTube dell’esercito, non ha usato mezzi termini: “Stiamo combattendo contro forze organizzate e alleate per servire gli interessi di forze esterne”. “Né l’Eritrea né il TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè, ndr) possono ottenere alcun risultato da soli, nemmeno se alleati, a meno che non siano sostenuti e riforniti dal Sudan, dall’Egitto e da altre potenze esterne”, ha aggiunto il militare etiope.
Secondo quanto riferisce una fonte umanitaria all’AFP, la città di Erebti, nella regione Afar, vicino al confine con il Tigray, è caduta ieri nelle mani dei ribelli, dopo essere stata bombardata con l’artiglieria pesante. Nel frattempo, il gruppo ribelle starebbe avanzando verso la città di Afdeera, situata a circa 100 chilometri più a est.
Un’emergenza che, secondo la fonte dell’AFP, avrebbe già provocato almeno 150mila sfollati nella sola regione di Afar, dove ormai si teme il rischio di una catastrofe umanitaria.
Davanti alle accuse di Jula, le Forze Armate sudanesi hanno risposto definendo tali affermazioni “prive di fondamento” e sollecitando Addis Abeba a risolvere le controversie attraverso i canali diplomatici.
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Articolo aggiornato alle 12:13