Il casello sparisce, il pedaggio no: come funziona il Free Flow che legge la targa mentre passi

Free Flow autostrade: come funziona il pedaggio senza casello, dove è già attivo in Italia, come si paga e cosa succede se si dimentica

Il casello sparisce, il pedaggio no: come funziona il Free Flow che legge la targa mentre passi

Niente coda davanti alla sbarra. Niente biglietto da ritirare all’ingresso. Nessuna colonnina nella quale infilare carta o contanti prima di ripartire.

Si passa e basta, ma questo non significa che l’autostrada sia diventata gratuita. Anzi: il pedaggio viene calcolato mentre l’automobile è ancora in movimento, attraverso telecamere e sensori capaci di riconoscere il veicolo e leggerne la targa.

Si chiama Free Flow, letteralmente “flusso libero”, ed è il sistema di pagamento senza caselli che sta conquistando nuove tratte della rete autostradale italiana. Non è ancora il modello utilizzato sulla maggior parte delle nostre autostrade e non esiste, al momento, un passaggio generalizzato di tutta la rete al nuovo sistema, ma nel 2026 la sua presenza è diventata molto più visibile.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso: per l’automobilista il pagamento diventa quasi invisibile, ma dimenticarsene può costare molto più del pedaggio stesso.

Free Flow, che cos’è il casello senza casello

Il principio è semplice.

Al posto della grande barriera con le corsie di pagamento, sull’autostrada vengono installati portali che attraversano la carreggiata. Sensori e telecamere identificano e classificano il veicolo durante il passaggio e permettono di stabilire quale tratto sia stato percorso e quale importo debba essere pagato.

Non bisogna, quindi, fermarsi né rallentare per effettuare il pagamento. Autostrada Pedemontana Lombarda, prima infrastruttura italiana ad adottare questo sistema, lo definisce un sistema di esazione “privo di caselli e barriere fisiche”: il veicolo viene riconosciuto attraverso la targa oppure attraverso il dispositivo di telepedaggio.

Per chi utilizza Telepass, UnipolMove o un altro dispositivo compatibile, il cambiamento pratico è minimo: il portale riconosce il dispositivo e il pedaggio viene addebitato automaticamente.

La vera differenza riguarda chi non ha un dispositivo di telepedaggio.

In quel caso si attraversa, comunque, l’autostrada senza fermarsi, ma bisogna ricordarsi successivamente di pagare.

Ed è forse questo l’aspetto meno intuitivo del nuovo casello: l’autostrada non ti chiede più i soldi quando esci. Devi ricordarti tu di darglieli.

Quanto tempo c’è per pagare

Sulle principali tratte italiane che utilizzano il Free Flow il termine è 15 giorni dal transito.

Sulla Pedemontana Lombarda, per esempio, chi non ha un sistema automatico può pagare attraverso il sito o l’app della concessionaria, utilizzando anche servizi come Conto Targa. Il termine previsto è di 15 giorni naturali e consecutivi.

Lo stesso meccanismo vale sulla A33 Asti-Cuneo: chi non dispone di telepedaggio può utilizzare l’app FreeFlow A33 o la piattaforma online, registrandosi anche semplicemente come utente occasionale. I passaggi vengono resi disponibili entro 24 ore e il pagamento deve essere effettuato entro 15 giorni.

Anche sulla Corda Molle, il raccordo Ospitaletto-Montichiari in provincia di Brescia, chi non utilizza il telepedaggio ha 15 giorni e può pagare tramite app FreeFlow A21 o piattaforma web.

Il principio, quindi, è molto diverso dal tradizionale casello: la targa diventa di fatto il biglietto dell’autostrada.

Dove sono già spariti i caselli in Italia

Il Free Flow non è una novità assoluta.

La pioniera è stata la Pedemontana Lombarda, sulla quale il sistema è utilizzato sulla A36 e sulle tangenziali A59 di Como e A60 di Varese. La stessa società si presenta come la prima autostrada italiana senza caselli.

Poi è arrivata la A33 Asti-Cuneo. Il Free Flow è entrato in funzione nel settembre 2024 e, con il completamento di ulteriori tratti, dal maggio 2026 viene utilizzato anche sul nuovo tronco tra Roddi, Alba Ovest, Cherasco e Bra-Marene. La concessionaria precisa che il sistema riguarda la parte della A33 interessata dai portali, mentre il tronco verso Cuneo continua a utilizzare anche l’esazione tradizionale.

Una delle novità più recenti è, invece, la Corda Molle, il raccordo Ospitaletto-Montichiari: qui dal 1° marzo 2026 sono entrati in funzione dieci portali Free Flow e il pedaggio viene riscosso senza fermare i veicoli.

È, dunque, un sistema ancora minoritario rispetto alle migliaia di chilometri della rete autostradale italiana, ma non più una curiosità confinata a una sola infrastruttura.

Telecamere e sensori: cosa vedono quando passiamo

Il portale deve risolvere in pochi istanti ciò che al casello tradizionale viene fatto attraverso biglietto, corsia e sistema di pagamento.

Deve capire quale veicolo è transitato, riconoscerne la classe e attribuire il passaggio al tratto percorso.

Se trova un dispositivo di telepedaggio, lo associa automaticamente al contratto dell’utente. Se, invece, il dispositivo non c’è, entra in gioco la lettura della targa.

Sulla Corda Molle, per esempio, la classificazione del veicolo viene effettuata in base alle sue dimensioni, ovvero lunghezza, larghezza e altezza e il pedaggio viene determinato secondo la classe di appartenenza.

Il risultato è un casello trasformato in software: non c’è più un punto fisico nel quale tutti devono fermarsi, ma una sequenza di sistemi distribuiti lungo il percorso.

Ma se passo e non mi accorgo che era a pagamento?

È probabilmente la domanda più importante.

Perché il limite del Free Flow coincide anche con uno dei suoi vantaggi: non succede nulla che costringa fisicamente l’automobilista a pagare.

Non c’è una sbarra che resta abbassata. Non c’è un operatore. Non c’è necessariamente nemmeno un biglietto nelle mani del conducente che ricordi il debito, eppure il transito è stato registrato.

Scaduti i termini, le concessionarie possono avviare le procedure di recupero del pedaggio, aggiungendo gli oneri previsti. Sulla Pedemontana Lombarda, per esempio, il proprietario di un veicolo con targa italiana riceve un sollecito all’indirizzo associato al mezzo.

Anche A33 e Corda Molle prevedono l’invio del sollecito una volta trascorsi i 15 giorni senza pagamento, con l’aggiunta dei relativi costi di riscossione e accertamento.

Dimenticare il pedaggio può costare fino a 344 euro

Ed è qui che il piccolo debito autostradale può diventare un problema decisamente più serio.

Il Codice della strada prevede per l’omesso pagamento del pedaggio una sanzione amministrativa da 87 a 344 euro, oltre alla possibile decurtazione di due punti dalla patente. La stessa conseguenza è richiamata espressamente nelle informazioni agli utenti della Pedemontana Lombarda.

Non significa che, al sedicesimo giorno, arrivi automaticamente una multa da 344 euro: prima intervengono le procedure previste per il recupero del pagamento e la situazione concreta dipende dall’iter seguito, ma ignorare il pedaggio e successivamente i solleciti può portare all’applicazione delle sanzioni previste dal Codice della strada.

È il dettaglio da ricordare, soprattutto, per chi attraversa occasionalmente una di queste autostrade durante una vacanza e magari non sa nemmeno di essere passato sotto un casello virtuale.

Il vantaggio: niente più coda per pagare

La ragione per cui il sistema interessa tanto i gestori è abbastanza intuitiva.

Un casello tradizionale obbliga le automobili a convergere verso un numero limitato di corsie, rallentare, fermarsi e poi accelerare nuovamente. Il Free Flow elimina quel collo di bottiglia.

Secondo i concessionari, questo consente di migliorare la continuità del traffico e la sicurezza e di ridurre anche le emissioni associate alle code e alle ripartenze davanti alle barriere.

C’è anche una trasformazione più profonda: il viaggio in autostrada diventa sempre più simile a un servizio digitale.

Il conducente attraversa un’infrastruttura, il sistema riconosce il mezzo e il pagamento avviene automaticamente oppure viene associato alla sua targa. La strada rimane fisica. Il casello, invece, diventa un dato.

Quindi spariranno tutti i caselli italiani?

Per ora, no.

La rete principale di Autostrade per l’Italia continua a utilizzare diffusamente i tradizionali caselli, con corsie dedicate al contante, alle carte e al telepedaggio. La società descrive ancora il proprio sistema di esazione attraverso stazioni di ingresso e uscita e gestisce oltre 3.000 chilometri di rete con questa infrastruttura.

Non siamo, quindi, davanti a una data dalla quale verranno improvvisamente demolite tutte le barriere d’Italia.

Il Free Flow si sta, invece, allargando per singole infrastrutture e concessionarie, con le nuove attivazioni degli ultimi anni e soprattutto del 2026.

Probabilmente è proprio questa la fase più delicata per gli automobilisti: convivono due modi completamente diversi di pagare la stessa cosa.

In un’autostrada ci fermiamo ancora al casello.

In un’altra vediamo una struttura sopra la carreggiata, continuiamo a guidare e forse non sentiamo nemmeno un bip, ma qualcuno ha già letto la nostra targa.

E il pedaggio è già stato calcolato.