Garlasco, i Poggi non saranno parte civile contro Sempio: “Sarebbe paradossale”. E l’ex Ris Garofano smentisce l’avviso di garanzia

La famiglia Poggi convinta delle sentenze su Stasi ma "sconcertata" dalle indagini sui carabinieri. E Sempio si aspettava di tornare indagato

Garlasco, i Poggi non saranno parte civile contro Sempio: “Sarebbe paradossale”. E l’ex Ris Garofano smentisce l’avviso di garanzia

I Poggi non chiederanno un euro ad Andrea Sempio. A diciannove anni dal delitto di Garlasco, la famiglia di Chiara resta aggrappata alle sentenze che hanno condannato in via definitiva Alberto Stasi e non si costituirà parte civile contro il 38enne che la procura di Pavia accusa ora dell’omicidio.

“Perché ci dovremmo costituire parte civile? Chiedere soldi a Sempio sarebbe paradossale”, taglia corto l’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi. Il collega Gian Luigi Tizzoni, che assiste i genitori, parla di “valutazioni premature”: finché resta esecutiva la condanna di Stasi, sarebbe “come richiedere due volte un risarcimento per lo stesso reato”. E, ricorda, di una richiesta di revisione non c’è ancora traccia.

Il legale Tizzoni: “Famiglia Poggi sconcertata”

Fuori dal tribunale di Pavia, Tizzoni rivendica la scelta: “Io credo alla verità accertata giudiziariamente con sentenze raggiunte dopo una decina d’anni di processo che hanno retto già due passaggi in Cassazione”. E bolla come “propaganda” la tesi secondo cui sui pedali della bicicletta di Stasi non ci sarebbe il Dna di Chiara. Il negativo dell’analisi del Ris del 20 settembre 2007, sostiene, dipese da una macchina che “non ha dato nessun risultato”, a fronte di due estrazioni positive. Accertamento che, a suo dire, la difesa di Stasi conosceva.

Poi l’amarezza: la famiglia è “obiettivamente sconcertata” dalle indagini che hanno toccato i carabinieri. L’ex comandante della stazione di Garlasco Francesco Marchetto è stato condannato in primo grado per falsa testimonianza, l’ex colonnello Gennaro Cassese è indagato per false informazioni al pm. “La fiducia un po’ viene meno”, ammette il legale.

E l’ex generale dei Ris fa muro

Sui pedali interviene anche Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma. Avviso di garanzia? “No, ma assolutamente no”. Garantisce sull’onestà dei suoi collaboratori ed esclude forzature sui dati grezzi, consegnati alla procura lo scorso novembre dal capitano Marino. E precisa: “Non abbiamo mai detto che fosse sangue”, ma che quella traccia lo era “conlevata probabilità”. La convalida del fermo di Stasi, ricorda, la chiese il pm, non il Ris.

Dall’altra parte c’è Daniela Ferrari, la madre di Sempio: “Mio figlio non ha ucciso Chiara. Delle prove non ci interessa nulla”. Eppure, secondo un’intercettazione ambientale di dicembre depositata con la nuova chiusura delle indagini, Sempio si aspettava di tornare sotto inchiesta. Solo non così presto: pensava che sarebbe successo una volta uscito Stasi dal carcere di Bollate. “Me la sono sempre sentita che risuccedeva”, gli risponde la madre.

Qualche settimana prima, il padre Giuseppe si sfogava: “Le indagini sul niente”. Intanto Armando Palmegiani, consulente della difesa Sempio, tira sui social il bilancio del primo anno: esporsi nei media è servito “per evitare la mostrificazione” dell’indagato. E il caso, rivendica, ha prodotto un doppio avviso di chiusura indagini, “sicuramente molto raro”. “La prima parte è stata fatta, ora ci aspetta la seconda”.