Giannini e Floris, arsenico e vecchi merletti

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di Marco Castoro

Il grande giorno del talk-match è arrivato. Ti spiezzo in due contro diciamoci la verità. Giovanni Floris che sfida il suo passato, nonché il suo amico (non certo del cuore) Massimo Giannini. Stasera vediamo chi vince il primo derby tra due tifosi della Roma doc. Ben consapevoli che il campionato è ancora lungo. I favori del pronostico sono tutti per Ballarò. Ma non solo perché c’è di mezzo la Rai o trattasi di un format consolidato da 12 anni (questo è il tredicesimo). Bensì per il motivo che c’è un ospite che inevitabilmente deciderà l’esito del primo derby: Roberto Benigni.

PREVISIONI DI SHARE

Il premio Oscar è a Ballarò (non si sa ancora se in studio o collegato in esterna), molto probabilmente va in onda nella prima parte della trasmissione. C’è da scommettere che darà la giusta scossa alla colonnina degli ascolti. Poi tocca a Giannini conservare il vantaggio. Per Floris la corsa è tutta in salita. Ma si sapeva. Del resto l’avvio poco confortante della striscia quotidiana lo dimostra. Il primo match non fa testo. Benigni e la curiosità di vedere come il talk di Raitre abbia cambiato pelle fanno pendere la bilancia da parte di Ballarò. Se Floris farà tra il 4% e il 5% dovrà stappare una bottiglia. Ci vorranno un po’ di puntate per andare a regime. Alla fine della stagione un bel 6% di media sarebbe un buon risultato. Il 7% ottimo. Eccellente dal 7,5% in su. E Giannini? Difficile fare pronostici. Alla prima può fare più del 15%, se Benigni farà salire la curva al 30% e se i minuti a disposizione del comico non saranno minimi. Il programma dura fino a mezzanotte quindi lo share si spalma bene, considerando che si va alla cattura anche del telespettatore della seconda serata, che magari ha visto la partita della Juve su Sky. Pure Floris va fino a mezzanotte e anche per lui vale lo stesso concetto. Però Giovà non sta sulla Rai ma su La7 e per di più non ha Benigni. Tuttavia ha Maurizio Crozza che con la sua copertina può dare slancio al programma. Anche perché dall’altra parte ci sarà l’editoriale di Giannini e il pubblico a casa è catturato più dalla satira che dalle parole.

PARTERRE E DISPETTI

Entrambi i due contendenti, nei proclami della vigilia, hanno detto di voler ridurre al minimo le ospitate dei politici. Anche se fin dalla prima non hanno avuto il coraggio di farlo. È pur vero che Romano Prodi e Graziano Delrio, ospiti di Giannini, non sono politici mandati in trasmissione dagli uffici stampa. Tuttavia sono sempre politici che hanno qualcosa da dire. Speriamo non in politichese. Ma anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, è un bel personaggio per il faccia a faccia. È ospite di diMartedì. Le altre sedie dello studio di Floris saranno occupate dal ministro Stefania Giannini, da Debora Serracchiani, Paolo Mieli, Corrado Passera. Nonché dall’immancabile Luigi Abete. Inoltre ci sarà un’intervista al padre fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Un vero dispetto al competitor Giannini. Chissà che non ci sia pure la domanda su come andava a scuola l’ex vicedirettore del quotidiano ora diretto da Ezio Mauro. Per contro Giannini ha invitato Ferruccio de Bortoli, il direttore (in uscita) del Corriere della Sera.

COMPENSI & VELENI

Per giorni e giorni si è scritto e parlato degli ingaggi faraonici dei due protagonisti. Contratti d’oro. Per Floris 4 milioni in tre anni contro l’1,8 offerti dalla Rai per il rinnovo. Per quanto riguarda Giannini il suo contratto è top secret, nonostante il balletto delle cifre uscite da più parti. Di sicuro per i suoi due anni non guadagnerà meno di Floris. Quindi si parte da 1,3 milioni. Minimo. Tuttavia, visto che Giannini ha dovuto lasciare la vicedirezione di Repubblica e la direzione di Affari e Finanze, non ci sorprenderebbe affatto se i soldi fossero di più. Nicola Porro, ad esempio, non ha lasciato la vicedirezione del Giornale per condurre Virus su Raidue. Sui compensi Giannini è stato incalzato in conferenza stampa, proprio dal collega di Repubblica: Non eri tu quello favorevole al tetto sugli stipendi di 248 milioni? Il diretto interessato ha rintuzzato l’attacco specificando che ce l’aveva con i manager che guadagnano stipendi da capogiro. Non con la Rai che deve pagare certe cifre per non farsi sfuggire i migliori professionisti. Diciamoci la verità! (Ma non sempre).