Giorgetti nega il fallimento sul deficit e promette una Manovra dei miracoli

Per Giorgetti la mancata uscita dalla procedura d'infrazione Ue non è un fallimento, nonostante mesi di speranze e dichiarazioni fiduciose.

Giorgetti nega il fallimento sul deficit e promette una Manovra dei miracoli

Un mare di promesse. Ma anche un mare di giustificazioni. Il risultato è che l’Italia non esce dalla procedura d’infrazione Ue, ma il governo continua ad annunciare misure di ogni genere con la prossima Manovra e l’inizio dell’anno che porterà al voto. L’ultimo a farlo è il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che intanto nega, di fatto, quanto sostenuto per mesi dopo la batosta arrivata dall’Istat. Il rapporto tra deficit e Pil è rimasto superiore al 3% e questo vuol dire che l’Italia non uscirà dalla procedura d’infrazione europea.

Era il grande obiettivo dichiarato di Giorgetti, che già in primavera si era detto fiducioso sul raggiungimento del traguardo. E anche negli scorsi giorni, subito prima della doccia gelata arrivata dall’Istat, aveva espresso ottimismo. Le cose sono andate diversamente, anche se Giorgetti nega il fallimento del governo: “Siamo esattamente in linea con quello che il Parlamento aveva preventivato, ovvero l’uscita dalla procedura Ue l’anno prossimo”, dice ora, rinnegando mesi di affermazioni di tutt’altro indirizzo. Non che abbia mai garantito l’uscita dalla procedura, ma la speranza che si raggiungesse questo obiettivo non è stata mai negata.

Il question time di Giorgetti alla Camera, tra negazioni e promesse

Durante il question time alla Camera, Giorgetti sottolinea che non c’è stato alcun fallimento, anche se il problema in vista della Manovra resta tutto. Innanzitutto, perché nell’anno delle elezioni sembra difficile pensare a una Manovra da piena austerità, come quella dello scorso anno. E non è un caso che il ministro dell’Economia approfitti del question time alla Camera per una serie di annunci proprio in vista della legge di Bilancio. Il primo riguarda la “volontà del governo di rendere strutturale l’eliminazione del bollo auto”, che comunque ci sarà nel 2027, anno del voto. C’è poi quella che da tempo è una “priorità” dichiarata dal governo, ma finora non portata avanti concretamente, ovvero “la prosecuzione del percorso di riduzione delle imposte sul reddito per il ceto medio”.

Si parla, in questo caso, del taglio dell’Irpef fino a 60mila euro e non di certo di una riduzione generale delle tasse che, come dimostrano i dati sulla pressione fiscale, non è mai avvenuta con il governo guidato da Giorgia Meloni. Insomma, uno degli obiettivi è la revisione dello scaglione Irpef, una scelta che dovrà far parte di una “sintesi” che “avverrà a breve”, aprendo il vero cantiere della Manovra. Il ministro dell’Economia, intanto, esulta per i dati Ocse sulla crescita (ancora sotto l’1%), ignorando invece quelli sui salari reali che in Italia sono del 6,1% più bassi rispetto al 2021, mentre le famiglie fronteggiano il caro carburanti.

Le solite scuse

Tra le giustificazioni di Giorgetti, quando invece si parla di debito, non può mancare la solita solfa sul Superbonus, padre di tutti i mali per le destre. E non possono mancare i ricalcoli dell’Istat ma anche l’Ue, perché il ministro dell’Economia incalza Bruxelles sugli extraprofitti delle società energetiche e sulla tassa chiesta a Bruxelles, insieme a cinque Paesi tra cui Germania e Spagna, per affrontare la crisi a livello continentale. “Ci siamo mossi per primi”, rivendica Giorgetti, sostenendo che è necessario approfondire l’argomento a ottobre e che altri Paesi “che inizialmente si erano opposti si stanno in qualche modo accodando”. Nonostante il netto no pronunciato dalla Commissione europea, che Giorgetti sembra ignorare.

Sul fronte europeo c’è poi la questione delle conseguenze della mancata uscita dalla procedura d’infrazione sulla clausola di salvaguardia per energia e difesa: “Era scontata e automatica se fossimo uscita dalla procedura”, afferma Giorgetti. Che spiega di non sapere esattamente cosa succederà ora, perché è necessaria “un’interpretazione su cui è da tempo che stiamo lavorando”. Insomma, sul punto c’è ancora da trattare con Bruxelles. Ma intanto tutte le promesse, tra bollo, taglio delle tasse e anche la flat tax per gli aumenti di stipendio per i giovani di cui torna a parlare Giorgetti, restano. Chissà con quali soldi, però.