Giudici, sì al concorsone: bocciato il Tar bloccatutto

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di Francesco Volpi

Nessuna sospensione, il concorso in Magistratura si farà. Il presidente del Consiglio di Stato ha cassato l’ordinanza cautelare con cui il Tar del Lazio aveva bloccato, a meno di venti giorni, la procedura di selezione di 365 magistrati ordinari. Dunque le prove si terranno regolarmente il 25,26 e 27 giugno. La pronuncia del giudice amministrativo di primo grado era arrivata dopo che un disabile aveva presentato ricorso perché impossibilitato a sostenere l’esame in tre giorni consecutivi. Visti i tempi stretti il ministero della Giustizia ha presentato ricorso d’urgenza al presidente del Consiglio di Stato che lo ha accolto. Sospiro di sollievo per gli oltre 20mila candidati? No. La questione è più complicata. L’ordinanza del Tar era infatti solo un provvedimento cautelare, disposto in attesa di decidere nel merito della questione (banalmente se il disabile abbia ragione o no). Il decreto del presidente è, a sua volta, un atto d’urgenza su cui, in ogni caso, il Consiglio di Stato dovrà decidere collegialmente il prossimo 1 Luglio, a concorso svolto. Difficile che, a cose fatte, il Cds possa tornare sui suoi passi. La vera spada di Damocle per i candidati ci sarà quindi ad Ottobre, quando il Tar del Lazio deciderà nel merito. In quella sede, se il giudice amministrativo proseguirà sulla strada intrapresa nel provvedimento cautelare, potrebbe arrivare l’invalidazione del concorso. Seguirebbe, come ovvio, un nuovo ricorso al Consiglio di Stato. Una situazione che potrebbe mettere a repentaglio le spese sostenute dallo Stato e i sacrifici dei partecipanti.  Ad ogni modo il ricorso presentato dal Ministero era un atto quasi obbligato, dettato da una serie di esigenze La prima era di ordine economico. L’organizzazione del concorso ha comportato un grosso esborso per lo Stato, da quello per l’affitto dei locali dell’hotel Ergife di Roma a quello relativo ad aspetti organizzativi e di sicurezza della procedura. Tutti soldi che, se il concorso non si fosse svolto, sarabbero stati spesi inutilmente. C’è poi un altro aspetto che la decisione del Tar non aveva preso in considerazione. Gli oltre 20mila aspiranti magistrati regolarmente iscritti hanno sostenuto costi ingenti come quelli per la partecipazione ai corsi di formazione o quelli (per i fuori sede) di viaggio e pernottamento a Roma. Centinaia di migliaia di euro spesi dai candidati che rischiavano di traformarsi in un’onda anomala pronta a infrangersi sulla Giustizia laddove la decisione del ministero fosse stat quella di annullare l’intera procedura. Non era plausibile nemmeno che lo Stato potesse ottemperare all’ordinanza del Tar fissando tre date non consecutive. Questo avrebbe infatti portato un’ulteriore spesa per le non floride casse dell’erario. L’ordinanza del Tar, tra l’altro, presentava più di una lacuna. La decisione si rifaceva a quanto previsto dalla legge 68 del 1999 secondo cui “i disabili possono partecipare a tutti i concorsi per il pubblico impiego, da qualsiasi amministrazione pubblica siano banditi. A tal fine i bandi di concorso prevedono speciali modalità di svolgimento delle prove di esame per consentire ai soggetti suddetti di concorrere in effettive condizioni di parità con gli altri”. Il tar tuttavia non aveva spiegato per quale motivo non si potessero organizzare delle prove scritte ad hoc per il solo disabile. Vero è che in questo caso si sarebbe rischiato di minare il principio dell’anonimato, immanente a ogni tipo di concorso pubblico. Ma questo problema avrebbe potuto essere superato con delle specifiche soluzioni. Ad esempio si poteva pensare di far correggere dalla commissione il compito del disabile assieme ad altri estratti a caso tra le migliaia che saranno consegnati all’esito dell’esame. Ma il bug più evidente della decisione del giudice amministrativoera proprio quella che riguardava gli altri concorrenti, i cui interessi vengono sacrificati sull’altare di un diritto giusto ma individuale. Questioni che la decisione di ieri del Consiglio di Stato sembra aver risolto. Sempre che a Ottobre il Tar non rimetta tutto in discussione.