Gli italiani bocciano il governo su fossili e nucleare e chiedono di accelerare sulle rinnovabili

Il sondaggio di Ipsos per Legambiente evidenzia che gli italiani chiedono al governo una svolta sulle rinnovabili.

Gli italiani bocciano il governo su fossili e nucleare e chiedono di accelerare sulle rinnovabili

L’Italia deve accelerare su rinnovabili, accumuli e reti. Una richiesta che arriva dal 44% dei cittadini, che sollecitano il governo a fare di più per incentivare la produzione e l’impiego delle fonti pulite. Il nuovo sondaggio Ipsos, Rigenerare il futuro, realizzato per la XIII edizione dell’Ecoforum nazionale sull’economia circolare di Legambiente, Kyoto Club e Nuova Ecologia, inquadra il pensiero degli italiani. E fa emergere un’importante consapevolezza: per contrastare la crisi climatica, ridurre la dipendenza dall’estero, alleggerire il costo della bolletta e fronteggiare quella che viene definita povertà di raffreddamento, il Paese deve puntare sulle rinnovabili.

Questa è infatti la risposta privilegiata dagli intervistati, che si dichiarano anche favorevoli (al 69%) ad avere impianti eolici e fotovoltaici nelle proprie vicinanze. Il 38% afferma che li accetterebbe entro i 10 chilometri da casa, il 31% entro i 50 chilometri di distanza. Un dato che smentisce in parte la sindrome Nimby, “non nel mio giardino”, che molto spesso porta a bloccare i progetti.

Rinnovabili e fossili, gli italiani chiedono un cambio di passo

Secondo gli italiani, serve un lavoro di squadra tra governo e amministratori locali, che devono – per il 35% del campione – snellire i processi autorizzativi. Il sondaggio fa emergere anche la bocciatura della politica energetica pro fossili e nucleare del governo: il 65% del campione ritiene che l’Italia paghi a caro prezzo la forte dipendenza dal petrolio e dalle fonti fossili, ritenendole tra i principali motivi di instabilità politica e conflitti a livello globale. Per quanto riguarda il nucleare, oltre la metà degli intervistati ritiene che non porterà benefici immediati ma a lungo termine, tra i 10 e i 20 anni. Il che vuol dire che l’atomo non può essere la risposta di fronte alle urgenze di oggi per le famiglie e le imprese. Inoltre, e qui sì che torna la sindrome Nimby, il 66% del campione non vuole centrali nelle vicinanze: il 32% non le vuole proprio in Italia, mentre il 34% le vorrebbe ad almeno cento chilometri di distanza.

L’altro aspetto analizzato da Ipsos riguarda l’economia circolare, una leva strategica per il Paese su cui è necessario accelerare per recuperare i ritardi accumulati negli anni. Va detto che la conoscenza dei cittadini sul tema è cresciuta, passando dal 70% dello scorso anno al 78% attuale. Ma si può sempre fare di più, per esempio valorizzando il primato europeo dell’Italia, che è il Paese con la più alta percentuale di riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali). Eppure il nostro Paese, ricorda Legambiente, resta lontano dal target del 65% di avvio al riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035, stabilito dalle normative Ue.

L’associazione torna quindi a chiedere al governo interventi e politiche concrete sia sul fronte delle rinnovabili (a partire da una burocrazia più snella per realizzare gli impianti) che su quello dell’economia circolare. Due sono le priorità individuate a tal proposito: il completamento degli interventi del Pnrr (impianti per prodotti assorbenti per la persona, per il riciclo dei RAEE e altro) e il maggiore ricorso all’impiego delle materie prime seconde, completando la rete degli impianti di riciclo. “In un contesto globale caratterizzato da crisi climatica, guerre, instabilità geopolitica, crescita dei costi energetici e delle materie prime – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è importante che l’Italia investa su politiche e investimenti che mettano al centro l’obiettivo dell’indipendenza dall’estero, puntando su innovazione, fonti pulite ed economia circolare. Come emerge anche dal nostro sondaggio, in Italia c’è una maggioranza silenziosa che vuole che il Paese imbocchi la via maestra tracciata da rinnovabili e circolarità per portare benefici ai territori, ridurre i costi e aumentare la competitività del Paese”. Per Legambiente, quindi, le istituzioni sia nazionali che locali “non devono farsi trascinare dagli slogan della minoranza rumorosa che non vuole gli impianti”.