Atene pronta a giocarsi le ultime carte. Nuove proposte ai creditori. Ma il Grexit non è affatto scongiurato

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Allo schiaffo dei ministri delle Finanze europei, che si riuniscono solo domani (martedì) alle 13, prendendosela comoda dopo il referendum di Atene, il governo Tsipras ha offerto più dell’altra guancia con le dimissioni a sorpresa del ministro del Tesoro Yanis Varoufakis. Una mossa distensiva, visto il bassissimo tasso di “popolarità” del ministro greco tra i suoi colleghi dell’Eurogruppo. L’apertura però non garantisce in alcun modo un epilogo positivo per il disastro del debito pubblico ellenico. E ormai a Bruxelles si parla apertamente di uscita della Grecia dall’eurosistema. Al massimo, al Paese, saranno accordati aiuti umanitari. Per i greci l’ennesima riprova di aver fatto parte di un’Unione che sa solo umiliarli. Dopo centinaia di morti per la crisi, migliaia di persone sprofondate in povertà, c’è una parte di questa Europa che neppure vuol provarci ad aiutare la Grecia, ma pensa di pulirsi la coscienza con l’elemosina.

FINITA L’EUFORIA
La situazione nel Paese intanto resta drammatica. Smaltita la sbornia del risultato del referendum, si è tornati subito ai problemi di sempre. Nota positiva: la Borsa di Atene non ha avuto alcuni crollo, a differenza di quelle di tutto il mondo, ma solo perché è rimasta ancora chiusa. Bloccata come lo sono state le banche, dove d’altra parte non c’è un euro da dare a nessuno. La liquidità monetaria è finita e il Governo medita di lasciare gli sportelli non operativi non solo fino a mercoledì (coem già deciso) ma anche per tutta la settimana. Informazioni in tal senso sono attese dal nuovo ministro delle Finanze, fino a ieri capo dei negoziatori greci con i creditori internazionali, Euclid Tsakalotos. Aver cambiato responsabile delle Finanze non è stata l’unica novità annunciata da Tsipras alla cancelliera tedesca Angela Merkel in una lunga telefonata di ieri. La seconda apertura è stata infatti la promessa di una nuova proposta sui possibili aiuti ad Atene. Le posizioni però restano molto, forse troppo, distanti. E anche se il premier greco ha ribadito di interpretare la vittoria del No (al programma europeo) uscito dalle urne come un mandato rafforzato a stringere un accordo con i creditori, è chiaro che invece ora tutto è possibile, compresa l’uscita dall’Euro. Eventualità ormai tutt’altro che recondita, a causa dell’imminente scadenza di una rata di un prestito con la Bce, che Atene non potrà onorare.

NODO SCORSOIO
Formalmente anche il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che ha avuto un ruolo rilevantissimo nella rottura delle trattative tra Grecia e creditori, ha aperto a una soluzione, offrendo assistenza alla Grecia, “se il governo ne farà richiesta”. L’assistenza a cui si riferiva è però soltanto tecnica, e non certo monetaria. I soldi Atene potrà vederli solo a patto di accettare le condizioni imposte dai creditori, cioé stringendosi ancora un po’ di più al collo quel nodo scorsoio che le è stato messo addosso da Europa, Fondo monetario e banche. Il portavoce della Merkel ha però detto chiaramente che le possibilità di nuovi accordi sono poche. “La porta resta sempre aperta” – ha detto