Guerini mette in pista gli F35, ne acquisteremo 27. E il conto con l’avvio della Fase 2 del programma sale di altri 3,5 miliardi. Si va avanti nonostante i dubbi di Cinque Stelle e Pd

di Carmine Gazzanni
Politica

Fa niente se ogni report che si produca in giro per il mondo dica chiaramente che siamo in presenza di un programma fallimentare. Fa niente se ci sarebbero gli M-346FA (Fighter Attack): più affidabili, meno costosi e già in vendita (non bisogna svilupparli). Fa niente – soprattutto – se chi è al Governo, tanto i Cinque stelle quanto il Pd, in epoche e tempi diversi hanno detto che bisognava interrompere il prima possibile il programma riguardante gli F-35. Ieri il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, audito dinanzi alle commissioni Difesa di Camera e Senato, è stato chiaro su un punto: “Ritengo che la partecipazione italiana al programma F-35 risponda, da un lato, a specifiche esigenze in termini di efficienza e modernità dello strumento militare nazionale e, dall’altro, rappresenti un’opportunità di crescita tecnologica ed occupazionale per l’industria nazionale di settore”.

E dunque, “volendo capitalizzare gli investimenti fin qui fatti e valorizzare le opportunità offerte dal programma, ho dato avvio alla fase 2 del programma stesso”. Punto. Si va avanti. Esattamente come aveva annunciato La Notizia in tempi non sospetti. Era inizio ottobre, infatti, quando il nostro giornale scriveva che verosimilmente il Governo di Giuseppe Conte avrebbe dato avvio alla Fase 2 del programma militare. Volentieri avremmo voluto essere smentiti, ma non è andata così. A questo punto resta la domanda: cosa si intende per “Fase 2”? Pochi sanno, infatti, che l’iter è diviso in 3 fasi: la prima è stata una sorta di pre-serie e ci ha portato ad acquistare 28 caccia (sui quali, come si sa, non possiamo tornare indietro); la seconda è la prima parte della produzione di serie; la terza è la ultima fase della full-rate production.

Ed ecco il punto: dopo alcun rinvii e tentennamenti già a fine settembre era arrivato il momento per il nostro Paese di decidere sulla Fase 2. E Guerini, in Commissione, ha spiegato qual è stata la decisione del Governo. Una decisione, peraltro, che sa di beffa. Come giustamente osserva la Rete Italiana per il Disarmo, sembra quasi una presa in giro non solo per gli italiani ma per il Parlamento stesso, che aveva chiesto con il voto alla Camera di valutare le nuovi fasi del programma. “Cosa ovviamente impossibile in soli dieci giorni: si rende dunque evidente che la decisione di sprecare fondi per un caccia con capacità nucleare era già stata presa dal Governo Conte prima ancora del dibattito parlamentare”.

In altre parole: l’esecutivo più che dar retta alla mozione presentata dalla maggioranza, ha seguito il volere delle mozioni presentata da FdI e Lega che, invece, chiedevano di proseguire con il programma militare. Probabilmente, chissà: una mozione più decisa sullo stop del programma militare avrebbe aiutato, ma ancora una volta 5S e Pd hanno mancato di quel coraggio necessario per cambiare le cose.

A questo punto la domanda: quanto ci costerà questa Fase 2? L’impegno, come raccontava già a ottobre il nostro giornale, prevede l’acquisto nei prossimi anni di 27 caccia. Oltre 3,5 miliardi di euro di spesa previsti, con un costo medio per aereo di 130 milioni. “Ricordiamo – sottolinea ancora RiD – come l’Italia abbia già sottoscritto contratti per almeno 28 velivoli spendendo fino ad ora una cifra di almeno 5 miliardi di euro (comprese le fasi iniziali di sviluppo)”. Esattamente quello che ci vuole in un periodo di stagnazione economica e in piena discussione di manovra.