Guerra agli anonimi del web

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di Marco Castoro

La guerra al cyberbullismo sta per essere vinta. Il 2014 potrebbe essere ricordato, almeno in Italia, come l’anno della svolta. Antonio Catricalà, viceministro allo Sviluppo economico ha aperto un tavolo che porterebbe a quel benedetto codice di autoregolamentazione che dovrebbe sancire la sconfitta definitiva dei bulli del web. I quali, sfruttando la mancanza di regole e di sanzioni, nonché l’anonimato, imperversano vigliaccamente sulle fasce più deboli. I casi di cronaca ci ricordano quanto la piaga sia diffusa e quanti suicidi si siano già verificati. Tra i paladini del codice di autoregolamentazione c’è sicuramente Mauro Masi, l’ex dg Rai ora amministratore delegato di Consap. “Nel corso della mia carriera – spiega Masi – mi sono sempre occupato di normativa a tutela del diritto d’autore e in particolare su internet. Da qualche anno sono delegato italiano alla proprietà intellettuale, una figura istituzionale nell’ambito del ministero degli Esteri  che tutela il diritto d’autore e la proprietà intellettuale. Mi sono imbattuto in testimonianze dirette di questo uso “asocial”, asociale, dei social network. I bulli, favoriti dalla mancanza di regole e dall’anonimato che consente la rete, danno vita a una forma particolare di bullismo, il cyberbullismo”.

Una persecuzione che può portare a eccessi incontrollabili…
“È un fatto che siano spesso giovani donne, ragazze o addirittura bambine a subire traumi molto forti causati dalle offese sui social network. Quello che prima poteva essere un fenomeno dalla diffusione limitata con i social network esplode e pone stress fortissimi con conseguenze devastanti. Abbiamo visto in Italia e in altri Paesi  addirittura dei ragazzi che si sono suicidati perché erano stati presi di mira. La mancanza di regole, in particolare quelle che consentono di agire in anonimato, fa diventare questi episodi un fenomeno devastante. Anche se in Italia raramente si è arrivati a casi estremi, va ricordato il caso della ragazza di 14 anni di Novara che si è buttata dalla finestra perché era stata attaccata di continuo su Facebook con frasi irripetibili e video del branco, con l’ex fidanzato che l’aveva ridicolizzata. Di questi casi ce ne sono a decine in tutta Europa e non solo”.

Cosa bisogna fare?
“Ho scritto una lettera aperta al viceministro Catricalà, che per il governo ha una delega su questi temi, per l’Information technology, e devo dire che con molta prontezza Catricalà mi ha risposto convocando un tavolo e   coinvolgendo tutti gli internet service provider che lavorano in Italia per elaborare un codice di autoregolamentazione, in modo da eliminare l’anonimato, o ridurlo drasticamente, facendo capire che chiunque sul web può essere rintracciato”.

Come si realizza tecnicamente?
I provider hanno la possibilità, intermediando tutto il traffico dei dati, di eliminare l’anonimato. Più in generale, dato che il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia, andrebbe valutata la possibilità di mettere al bando alcuni programmi software che garantiscono l’anonimato, in particolare “Tor” che si può scaricare con grande facilità. È vero che per molti è considerato un elemento di democrazia perché dietro l’anonimato si nascondono gli attivisti dei diritti umani negli Stati totalitari, i famosi attivisti della Primavera araba o oppositori di regimi come in Cina e in Birmania…Il lato oscuro della rete esiste e ciò che lo distingue dal lato brillante del web è proprio questo anonimato eccessivo”.

Tempi di realizzazione?
“Penso che per elaborare il codice di autoregolamentazione i tempi siano brevi. Il tavolo di  Catricalà si riunirà a gennaio. Ho partecipato a due riunioni e in entrambi i casi c’era uno spirito di grande collaborazione da parte dei provider stessi che capiscono che questo è un tema molto delicato e sul quale si può fare molto”.

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