I kit della Tesei nel mirino della Corte dei Conti. La Finanza sta indagando sui 15mila test sierologici acquistati in Umbria senza gara e risultati inaffidabili

Non solo in Lombardia. I test sierologici sono un caso anche in Umbria. Dove la Corte dei Conti – dopo quello sullโ€™ospedale da campo di Bastia – ha aperto un fascicolo, affidato alla Guardia di Finanza, anche sulla gestione della Fase-1 della giunta a trazione leghista guidata da Donatella Tesei (nella foto). Dopo la richiesta di chiarimenti sulla costruzione dellโ€™ospedale da 30 posti di terapia intensiva grazie ai 3 milioni donati da Banca dโ€™Italia, a fine maggio la procuratrice Rosa Francaviglia ha delegato alle Fiamme Gialle pure lโ€™indagine sui test rapidi: nei giorni scorsi i militari hanno chiesto alla giunta la documentazione relativa allโ€™acquisto di 30mila test sierologici, 15mila test rapidi pungidito e 15mila test molecolari.

Nel mirino della Corte dei Conti, in particolare, il lotto riguardante i test pungidito dalla Vim spa di Cittร  di Castello e prodotti dalla Screen Italia srl, assegnato a fine marzo, mediante affidamento diretto in deroga al codice degli appalti giustificata dallโ€™emergenza Covid. La Guardia di Finanza di Perugia ha chiesto alla Regione Umbria la documentazione relativa alla procedura utilizzata per lโ€™acquisto, al prezzo pagato per i test e al loro livello di specificitร  e sensibilitร . La questione, che nei giorni scorsi รจ stata oggetto anche di una dura polemica politica tra la giunta e le opposizioni in consiglio regionale, รจ finita anche in Parlamento dove il commissario umbro del Pd Walter Verini ha presentato al ministro della Salute Roberto Speranza unโ€™interrogazione nella quale si parla di vicenda โ€œopacaโ€.

Una vicenda iniziata con una mail inviata, il 18 marzo scorso, dal capo di gabinetto della Tesei, Federico Ricci, allโ€™area della Protezione Civile regionale per sollecitare lโ€™acquisto dei test โ€œnel piรน breve tempo possibileโ€. Ma il giorno successivo la professoressa Antonella Mencacci della Struttura di Microbiologia dellโ€™Ospedale di Perugia prova i pungidito su due pazienti sintomatici da 10 giorni e positivi al tampone, ottenendo come risultato un (falso) negativo e un esito positivo. Conclusione: โ€œIn alcun modo il test potrร  essere usato per lo screening di contatti asintomatici o sanitari espostiโ€, scrive la professoressa, consigliando pertanto alla Regione di acquistare 5mila test sierologici pungidito e 15mila test sierologici molecolari, considerati molto piรน affidabili. Eppure la giunta procede comunque allโ€™acquisto dei 15mila test pungidito a 16 euro piรน Iva lโ€™uno, scontati rispetto ai 27 euro richiesti inizialmente dalla Vim, per un costo totale di 290mila euro. Ma non รจ tutto.

I successivi test eseguiti dalla Mencacci, stavolta su ben 1.180 pazienti, rivelano un grado di affidabilitร  molto piรน bassa rispetto a quella dichiarata sui test dallโ€™azienda. In Consiglio regionale, intanto, ci si interroga sulle ragioni dellโ€™affidamento diretto alla Vim senza prima verificare le caratteristiche dei kit pungidito. Scelta duramente contestata dal Partito democratico. Fatto sta che lโ€™amministratore delegato dellโ€™azienda infatti รจ Vincenzo Monetti che il 13 ottobre scorso ha pubblicato una foto scattata ad una cena elettorale della futura governatrice Tesei al Park Hotel di Perugia a pochi giorni dal voto e che lo ritrae mentre abbraccia, oltre alla Tesei, pure il candidato nella sua lista โ€œUmbria civicaโ€, Nilo Arcudi, finito a dicembre (ma non indagato) nelle carte di unโ€™inchiesta di โ€˜ndrangheta in cui alcuni boss dicevano di averlo โ€œmessoโ€ al Comune di Perugia.