Intercettazioni, scontro Fdi-Fi: un altro fronte spacca il governo. E mentre il procuratore De Lucia lancia l’allarme carceri, Nordio riceve Alemanno

E mentre Fdi e Fi litigano sugli emendamenti delle intercettazioni, il procuratore di Palermo, De Lucia, lancia l'allarme sulle carceri, ma Nordio è a pranzo con Alemanno

Intercettazioni, scontro Fdi-Fi: un altro fronte spacca il governo. E mentre il procuratore De Lucia lancia l’allarme carceri, Nordio riceve Alemanno

Se sul riarmo il governo litiga su quanti miliardi spendere, sulla giustizia la maggioranza si spacca su un tema altrettanto delicato: le intercettazioni. In aula al Senato, dove ieri è approdato senza relatori il decreto giustizia-migranti, Fratelli d’Italia ha depositato due emendamenti, a firma dei senatori Sandro Sisler e Gianni Berrino, che ampliano l’utilizzabilità delle intercettazioni anche in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate.

Emendamenti che vanno incontro a quanto chiesto dal procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo. Non una novità, in realtà: le stesse identiche proposte erano già state presentate nelle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia, ma non erano mai state esaminate, dal momento che il testo è arrivato in aula senza relatori.

Sulle intercettazioni Forza Italia non cede, ma FdI va avanti

Il problema, per la maggioranza, è che su questo terreno Forza Italia non ci sta. Il partito di Antonio Tajani ha ribadito più volte la sua contrarietà a quelle che definisce “intercettazioni a strascico”, e lo stesso vicepremier lo aveva messo nero su bianco davanti ai cronisti già in mattinata, prima ancora che gli emendamenti Fdi arrivassero in aula: “Sull’emendamento sulle intercettazioni noi siamo contrari – ma credo che sia anche inammissibile – perché il centrodestra ha approvato un testo che oggi qualcuno vuole modificare, pochi mesi fa, quindi sarebbe una contraddizione in termini da parte del centrodestra. Quindi noi quell’emendamento non lo possiamo votare”.

Parole nette, che suonano come un altolà al partito di Giorgia Meloni e che fotografano una maggioranza tutt’altro che compatta su un dossier delicato come quello della giustizia. Ora lo scontro tra alleati si consumerà direttamente in aula.

Emendamenti anche da Pd e M5s

A rendere la partita ancora più intricata ci pensano le opposizioni, che sul tema delle intercettazioni si muovono in parallelo al governo, ma con obiettivi opposti rispetto a quelli di Fdi. Anche il Pd ha presentato un emendamento, per estendere il ricorso alle intercettazioni ai reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

Il M5S, dal canto suo, ne ha depositati tre, con l’obiettivo di ripristinare la normativa varata dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, che estendeva l’uso degli ascolti a un più ampio elenco di reati intercettabili, compresi quelli contro la pubblica amministrazione. Il risultato è un’aula spaccata su più fronti: dentro la maggioranza, tra Fdi e Forza Italia; e tra maggioranza e opposizioni, che pure convergono nella richiesta di allargare l’uso delle intercettazioni, sia pure per ragioni diverse.

Intanto il procuratore di Palermo De Lucia, lancia l’allarme carceri in mano ai boss

E, mentre la politica si divide sulle intercettazioni, dalle procure arriva un allarme che il governo sembra intenzionato a derubricare. In commissione Antimafia, il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia ha confermato, con dettagli ancora più precisi, una situazione che definisce “estremamente allarmante“: nelle carceri italiane, non solo in Sicilia, i boss mafiosi continuerebbero a comunicare regolarmente con l’esterno grazie a telefoni cellulari introdotti negli istituti.

Dichiarazioni attese, quelle del magistrato, specie dopo le polemiche seguite alle esternazioni del ministro della Giustizia Nordio che l’aveva definito “fuori controllo“. De Lucia nel corso di un incontro pubblico aveva lanciato l’allarme sulla permeabilità degli istituti di pena “in mano alla criminalità organizzata”. E il ministro aveva bollato le accuse come un affronto alla polizia penitenziaria.

E ieri il capo dei pm di Palermo non ha fatto dietro-front e, pur testimoniando stima e gratitudine verso la polizia penitenziaria, ha ribadito che le carceri italiane, non soltanto quelle della Sicilia, sono di fatto un colabrodo.

Solo a Palermo, riferiscono gli esponenti M5S in commissione, sarebbero stati trovati 297 telefoni cellulari in un anno e mezzo. Per il Movimento 5 Stelle – che con Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato ha espresso “solidarietà” al procuratore – le parole di De Lucia dimostrerebbero “l’assoluta inadeguatezza” del ministro della Giustizia Carlo Nordio, accusato di aver “ignorato” il problema e persino di aver attaccato il procuratore nei giorni scorsi, accusandolo di aver colpito la Polizia Penitenziaria.

Ma Nordio preferisce farsi spiegare le cose da Alemanno

Ed è proprio sul fronte carceri che arriva la mossa più controversa del Guardasigilli: mentre in commissione Antimafia si discute dell’allarme lanciato da De Lucia, il ministero di via Arenula rende noto che il ministro Carlo Nordio ha incontrato in forma informale l’ex sindaco di Roma nonché ex detenuto  Gianni Alemanno, accompagnato dal suo legale, per parlare proprio di carceri, sovraffollamento e attività trattamentali per i detenuti.

Una scelta che il capogruppo M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, non manca di stigmatizzare: “Davvero Nordio non è riuscito a trovare migliori interlocutori per affrontare questa piaga del nostro Paese?”, si chiede, ricordando che esistono “decine di associazioni” impegnate sul tema che la maggioranza, a suo dire, preferisce non ascoltare.