I Muccino come Eduardo e Peppino

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di Marco Castoro

Senza scomodare Caino e Abele, oppure Romolo e Remo se preferite, la vicenda tra i fratelli Muccino ricorda molto le liti tra i De Filippo. Con l’unica differenza che Gabriele e Silvio lavano i loro panni sporchi in pubblico, sui social network. Mentre Eduardo e Peppino si scrivevano le lettere. Pungenti, ma private.

NON SI PARLANO DA 7 ANNI
È Gabriele ad attaccare via Twitter. In concomitanza con l’uscita del nuovo film di Silvio, quasi fosse accecato da una forma acuta di gelosia, quella del possesso. Dando l’impressione che voglia continuare lui a gestire il fratello più piccolo, come fece lanciandolo come attore in Come te nessuno mai. Ma Sivio, come ribadì su Facebook un anno e mezzo fa, ha spiegato i motivi per cui se ne andò dalla famiglia: «Gravi episodi vissuti nella mia infanzia all’interno del nucleo familiare. Episodi di cui non parlo per decoro e per non nuocere alla mia famiglia. Gabriele sa». In queste ore invece Gabriele scrive: «Il film di una signora che gestisce, come un ventriloquo il suo pupazzo, il ragazzo che ha da anni nelle sue mani», riferendosi a Carla Vangelista, collaboratrice artistica di Silvio, che su Facebook ha sempre difeso: «Un’amica, una scrittrice più che stimata, che collabora con me da anni, ingiustamente offesa dalle deliranti accuse di Gabriele». Comunque sia Gabriele sia Silvio si accusano di essere plagiati dalle donne. Mogli ed ex mogli. Un pettegolezzo da comari.

I RISENTIMENTI DEI DE FILIPPO
Di tutt’altro stile la lite tra Eduardo e Peppino. I due fratelli si sono odiati per anni. Non si sono parlati. Da quando nel 1944 stavano provando al teatro Diana di Napoli. Peppino voleva fare una cosa, Eduardo un’altra. Quest’ultimo rimproverò il fratello davanti agli altri attori. Peppino si risentì e si rivolse a Eduardo facendo il saluto romano e gridandogli in faccia: “Duce… duce… duce…”. E da lì scoppiò il finimondo. Però i due si sono scritti. Delle lettere artistiche, dallo stile inconfondibile come i personaggi. A un certo punto della vita Peppino voleva la pace, se non altro per la mamma. E chiedeva al fratello di poter tornare a lavorare assieme. Appellandosi ai valori della famiglia e del Natale. Ma Eduardo lo gelò. Non gradiva l’indipendenza di Peppino. E non aveva mai digerito il fatto che il fratello spesso facesse del comico una macchietta, anzi non perdeva occasione per farlo sentire un buffone.
«L’amore fraterno è un sentimento da asilo infantile, credi a me – scrisse Eduardo a Peppino – Fratelli si diventa dopo di avere guardato nell’animo di una persona come in uno specchio di acqua limpida… ».
E purtroppo non vissero felice e contenti.