Le Lettere

I Rambo de’ noantri

I Rambo de’ noantri

Con i casi del gioielliere Roggero e del facchino marocchino a Bologna, i partiti di questa destra si rivelano per quello che sono: covi di pulsioni antidemocratiche.
Ruggero Ajello
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Gentile lettore, su Roggero ho scritto ieri e non mi ripeto. Ma concordo con le sue conclusioni. In entrambi i casi Fratelli d’Italia e Lega (Fi si è defilata) agiscono in modo altamente eversivo. Ignorano ogni coerenza, perché i due episodi sono antitetici. Nel caso di Bologna, questi politicanti si ergono a difesa di un agente che, a voler giudicare con quintali di indulgenza, è apparso impreparato, un Rambo dilettante che imita la polizia americana e provoca la morte di Abderrahim Fakir. L’agente “è” lo Stato e va difeso a ogni costo, è il ragionamento soggiacente. Nel caso del gioielliere è invece un privato cittadino che ammazza. Neppure un “giustiziere”: solo un omicida borghesuccio convinto di avere l’impunità, che ora piagnucola e vuole la grazia. Chi lo difende demolisce i presupposti dello Stato e della democrazia, perché l’uno e l’altra si reggono su un patto sociale senza il quale è campo aperto alla legge della giungla. Ma questi governanti se ne fregano. Entrano nella pancia maleodorante del Paese per risucchiare voti in concorrenza con Vannacci, che ha la lieve attenuante di non ricoprire ruoli di governo. Mi ha commosso il discorso tra le lacrime della nipote del facchino bolognese, una ragazza pulita, colta, intelligente: “Abderrahim non era un fatto di cronaca. Era una persona. Era mio zio. Era un fratello, un padre, con sentimenti e persone che lo amavano. Meritava aiuto, rispetto e dignità… dignità”.