Il 57% dei positivi di tutta Italia in una sola regione. La Fondazione Gimbe boccia la gestione dell’emergenza Covid in Lombardia

di Franco Pigna
Cronaca

Poco alla volta l’Italia si lascia alle spalle la fase acuta della pandemia. A dirlo è l’ultimo report della Fondazione Gimbe, un think tank che si occupa di ricerca in ambito medico e scientifico, che fa riferimento alla settimana che va dal 15 al 21 luglio e in cui si segnala come i contagi, rispetto a 7 giorni fa, sono rimasti stabili (+0,6%) mentre continuano a diminuire i pazienti per i quali è necessario il ricovero in terapia intensiva. Dati positivi che, però, mettono in risalto anche alcuni aspetti preoccupanti relativi alla situazione regione per regione. Se è vero che la situazione sta migliorando, il primato di positivi – attualmente attivi – resta saldamente nelle mani della Lombardia che ne totalizza addirittura il 57,2%. Questo nonostante la fondazione segnali una riduzione dei nuovi casi nella regione governata da Attilio Fontana che, rispetto ad una settimana fa, sono scesi di 184 unità. Il numero mostruoso, spiegano gli esperti, deriva dal fatto che valutando la distribuzione geografica dei 12.248 casi attivi al 21 luglio, ben 7.010 si concentrano in questa regione. Male anche l’Emilia Romagna che si classifica seconda con il 29,5% dei casi pari a 1.297 pazienti e il Lazio, terzo in classifica, che ne conta 881.

SCENDONO ANCORA I TAMPONI. Il vero allarme è però quello sulla flessione del numero di tamponi. Pur essendo diminuiti, l’incremento dei nuovi casi è stabile e passa dai 1.388 di 7 giorni fa ai 1.408 rilevati al 21 luglio. Non solo. I dati segnalano anche un alleggerimento della pressione sugli ospedali tanto che al 21 luglio i pazienti ricoverati con sintomi sono 732 e quelli in terapia intensiva sono appena 49. Numeri, però, da prendere con le pinze come spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, secondo cui: “Non bisogna confondere il progressivo decongestionamento degli ospedali con l’azzeramento delle ospedalizzazioni”. Infatti i dati sui ricoverati con sintomi e in terapia intensiva si riferiscono al numero dei posti letto occupati ma non permettono di conoscere il numero di pazienti ricoverati e dimessi, per guarigione o decesso. Inoltre alcune Regioni non conteggiano più tra i pazienti ospedalizzati quelli con negativizzazione del tampone. In altre parole, prosegue l’esperto, potrebbe esserci una sottostima complessiva del carico ospedaliero correlato a Covid-19.