Il calcio punta sui cavalli di ritorno. Dopo Mancini, Balotelli, Cassano, Gasperini, Reina tocca a Spalletti e Immobile, riabbracciare il passato

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di Marco Castoro

A volte tornano. Anche nel calcio. Seppure sia in voga il detto di non puntare mai sui cavalli di ritorno, destinati sempre a perdere la corsa. Del resto ci sono dei casi eclatanti, su tutti quello di Marcello Lippi che si riprese la Nazionale ma quattro anni dopo il titolo di Berlino fece in Sudafrica un flop clamoroso. Un altro mezzo passo falso è stato quello di Mourinho al Chelsea. Mezzo perché all’inizio è andato bene, poi ha ceduto al logorio della squadra ed è stato esonerato.

I RITORNI
Tuttavia Mourinho a parte, se diamo un’occhiata al nostro campionato ci sembra di vivere un déjà-vu. Mancini è tornato all’Inter. Gasperini al Genoa. Balotelli al Milan. Cassano alla Sampdoria. Reina al Napoli. Doumbia al Cska Mosca. E non è finita. Questo calcio mercato ci sta riportando in pista ancora altri cavalli ben felici di tornare nella
vecchia scuderia. Boateng ha già indossato la casacca del Milan, Ciro Immobile è sbarcato l’altra sera a Caselle per riabbracciare i suoi vecchi compagni del Toro, a cominciare dal tecnico Ventura. E dulcis in fundo, ecco che Luciano Spalletti si riprende la sua Roma dopo 6 anni. Contratto di un anno e mezzo (fino a giugno 2017) per il tecnico
toscano, che aveva già allenato i giallorossi dal 2005 al 2009. Finisce così, dopo due due anni e mezzo, l’avventura di Rudi Garcia sulla panchina giallorossa.

IL CASO ROMA
Garcia paga più per la sfiducia della squadra e del pubblico nei suoi confronti piuttosto che per i risultati deludenti dell’ultimo scorcio di campionato. In verità il suo mandato non è stato affatto negativo per le statistiche. Due secondi posti in campionato, dietro la Juve imbattibile. Una qualificazione agli ottavi di Champions già nel
cassetto. Il successo importante contro i bianconeri quest’anno e l’imbattibilità nei derby con la Lazio. Attualmente il quinto posto della squadra è al di sotto delle attese della vigilia, frutto di una sola vittoria nelle ultime dieci gare. Ma la Roma è l’undici che ha perso di meno e il ritardo dal primo posto è ancora recuperabile. Il problema grosso che ha eliminato dalla corsa Garcia è stato lo scollamento sempre più evidente con l’ambiente, inteso non soltanto
come società, e anche con la squadra. Perché il secondo tempo della partita contro il Milan a molti calciofili ha ricordato il secondo tempo della gara giocata e persa 4-3 a Marassi, dopo che all’intervallo i giallorossi conducevano per 3-0 sul Genoa. Un blackout clamoroso e inspiegabile. A meno che non si avalli la teoria
che i giocatori in campo volevano far fuori il tecnico Ranieri. E così fu. Visto che l’allenatore testaccino fu esonerato. Stessa sorte per Garcia. Comunque il francese paga il fatto che non sia riuscito a dare un gioco e una mentalità vincente ai giallorossi, spesso in apnea nella fase difensiva. Tra i giocatori il primo a tessere le lodi a b
Spalletti è stato De Rossi. Mentre l’ultimo a salutare con affetto e gratitudine Garcia è stato Gervinho.