Il continuo bluff dell’antimafia solo chiacchiere e distintivo. Indagata per appropriazione indebita Adriana Musella, presidente di “Riferimenti”

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Ci risiamo: l’antimafia, ancora una volta, finisce nel polverone. Questa volta, come rivelano oggi Il Quotidiano del SudIl Corriere della Calabria, parliamo di Adriana Musella, paladina della lotta alla criminalità organizzata, con la sua Riferimenti. E già, perché dopo le condanne che hanno colpito Rosy Canale, il processo che vede imputato Claudio La Camera, adesso tocca a Riferimenti-Gerbera Gialla, fondata da Adriana Musella, fornire spiegazioni ai magistrati.

Secondo quanto rivela Alessia Candito, la Musella sarebbe stata colpita da un in’inchiesta della Procura di Reggio Calabria riguardante fondi distratti per scopi diversi da quelli per cui sono stati assegnati, forse spariti, forse – secondo la Procura di Reggio Calabria – sperperati.

Lunedì scorso, scrivono ancora i giornali calabresi, la Musella è stata interrogata per oltre due ore dal pm Sara Amerio e dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni. Sguardo basso, volto tirato, al termine dell’interrogatorio la presidente di Riferimenti ha detto semplicemente: “Sono stata convocata in Procura solo per qualche chiarimento e non mi è stata mossa alcuna contestazione di reato”. Dalla Procura, però, confermano – secondo quanto riporta ancora Il Corriere – che la Musella sia indagata per appropriazione indebita.

Già un anno fa, peraltro, Il Corriere della Calabria aveva messo in luce una serie di criticità nella gestione dei finanziamenti ricevuti, in massima parte da enti pubblici. Nel giro di pochi anni, nelle casse dell’associazione sono entrate infatti diverse centinaia di migliaia di euro grazie al Consiglio regionale (che con Riferimenti firma un protocollo triennale da 165 mila euro per la costruzione di un percorso antimafia in Calabria) e altri enti e pochi spiccioli da donazioni di privati o tessere soci. Tutti soldi utilizzati anche per incarichi assegnati a figli e familiari, pranzi e cene organizzati presso locali di parenti, calendari e libri stampati con fondi del Consiglio regionale e poi comprati dallo stesso Consiglio.

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di Gaetano Pedullà

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