Il defibrillatore che uccide lo sport. Dopo la morte del calciatore Morosini, un provvedimento lo rende obbligatorio. Ma le piccole società non possono permetterselo

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di Alessandro Barcella

Un decreto arrivato forse anche sull’onda dell’emozione per la morte di Piermario Morosini, il centrocampista 25enne del Pescara colpito da crisi cardiaca e deceduto sul campo da gioco nell’aprile scorso. L’ex Ministro della Salute Renato Balduzzi piazza in “zona cesarini” il suo decreto, che impone alle società sportive (agonistiche e non) l’obbligo di dotarsi di defibrillatori semiautomatici. Un provvedimento di buon senso, ma che ha forse sottovalutato le conseguenze pratiche per un certo mondo dello sport. Parliamo delle piccole società non agonistiche, spesso gestite da volontari e con bilanci perennemente in rosso. Società che ora, stando al testo del decreto legge, avranno 30 mesi di tempo per adeguarsi.

Una norma imperfetta
Claudio Barbaro è Presidente nazionale Asi, ente affiliato al Coni che riunisce 4000 società sportive e 700.000 tesserati. Una voce importante la sua, di chi ha seguito da deputato l’iter del decreto: “Sin dal primo esame della parte di testo volta ad assicurare una più adeguata tutela della salute di chi praticava sport a livello amatoriale o non agonistico, pensai che nonostante il nobile principio che muoveva il legislatore ci fosse in realtà una debole conoscenza di quali sarebbero state realmente le conseguenze. La norma sembrava allora imperfetta non solo perché andava ad incidere sulla realtà numericamente più rilevante del movimento sportivo, ma anche perché sembrava ignorare il vistoso calo di risorse destinate allo sport e la debolezza economica di associazioni e società sportive”.
Nonostante la richiesta di maggiore coinvolgimento del Coni e delle federazioni sportive nazionali, il decreto Balduzzi procede come un rullo compressore, e diventa Legge. “Abbiamo invitato il governo a prevedere l’obbligo di adottare dispositivi salva vita e defibrillatori semiautomatici non a carico delle società ma presso i luoghi in cui si praticava sport”, conclude Barbaro.Un principio che tuttavia resta lettera morta, con le piccole società non agonistiche costrette ora a sobbarcarsi la spesa. Infatti un defibrillatore automatico esterno costa in media dai 1500 ai 3000 euro. I soldi pubblici? Ci sono solo per chi ha già le “spalle grosse”, con Regione Lombardia che finanzia l’acquisto di 300 defibrillatori per le proprie ambulanze. “Le societá sportive fanno giá i salti mortali per sopravvivere e garantire l’attivitá – interviene il consigliere regionale Pd Fabio Pizzul -. Il fatto di dover sopportare questa spesa per l’acquisto e per la formazione di almeno un operatore rischia di essere per loro molto, troppo pesante”. Un colpo forse letale per la salute delle piccole società sportive, per cui non basterà un buon defibrillatore.