Il diritto allo studio è un optional. I rimborsi delle tasse universitarie sono un’illusione. Il caso Molise

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Quando Giacomo Leopardi scriveva, nel lontano 1818, di “studio matto e disperatissimo”, non poteva immaginare che oggi quelle parole avrebbero avuto un fondo di verità. E non per i sette anni trascorsi nella biblioteca paterna (com’è stato per il poeta di Recanati), ma perché oggi non sono pochi gli studenti “disperatissimi”. E non per una questione di ore di studio, ma molto più cinicamente per una questione di soldi. Che pure spetterebbero loro. Parrebbe assurdo, ma nonostante quanto previsto dalla Costituzione (“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”) e nonostante la legge affidi tale compito pure alle Regioni (l’ultima norma è del 2012), oggi assistiamo a una situazione per cui gli idonei a rimborsi delle tasse universitarie restano da anni a secco. Esattamente come capita per coloro che dovrebbero ricevere borse di studio o rimborsi per la mensa.

Piccolo cattivo Molise – Un caso emblematico arriva direttamente dal Molise. Qui, ci raccontano gli studenti, è dal 2010 che la Regione Molise non rimborsa i ragazzi. Sei anni, durante i quali si sono succedute due amministrazioni, una targata Michele Iorio (centrodestra) e l’altra targata Paolo Di Laura Frattura (centrosinistra). Insomma, la prova provata che l’istruzione non è un vessillo per nessuno. Semplicemente non interessa, a prescindere dal colore politico. Eppure, ci racconta Giovanni Fielli, coordinatore dell’associazione Target UniMol, non parliamo di spese eclatanti: “i rimborsi – ci spiega – ammontavano a 70 euro per studente annui nel 2010, poi sono stati alzati a 140 euro a partire dal 2011”. Cifre irrisorie, dunque. Ma mai pagate, tanto che la fetta è cresciuta negli anni a dismisura, essendo la platea degli aventi diritto molto vasta, arrivando alla cifra, secondo calcoli degli studenti e mai smentiti dalla stessa Regione, a 556mila euro cui si devono aggiungere i rimborsi per il 2016. Le storie che abbiamo raccolto sono a dir poco surreali. Pasquale, 27 anni, ormai avvocato praticante, non percepisce il rimborso dal 2010. Neanche Alessandro, 24 anni e quinto anno di Giurisprudenza, ha mai percepito il rimborso. “Quei soldi a me servirebbero – ci confessa – vorrei andare a visitare la Germania per approfondire il loro sistema di Handelsrecht (diritto commerciale) e per fare una tesi in diritto internazionale comparato”. Dovrà aspettare. Esattamente come Piergiorgio, al terzo anno di Economia: per ora si arrangia facendo il cameriere il sabato sera. Inevitabile con i rimborsi che gli mancano dal 2012.

Eppure – ecco la ciliegina sulla torta – il governatore Di Laura Frattura aveva garantito, a maggio scorso, finanziamenti per coprire i buchi nei rimborsi. Parole e nulla più. È lo stesso Esu (Ente per il Diritto allo Studio Universitario) a confermarcelo (per inciso: presidente è Candido Paglione, quota Pd) in una nota. Solo il 18 ottobre, ci fanno sapere, il Servizio di Ragioneria ha disposto il trasferimento di 439mila euro, che “consentirà di rimborsare in parte le annualità pregresse”. Ecco, in parte. A oggi, però, manca il decreto dell’Esu per dare il via ai pagamenti. “Lo adotteremo nel prossimo cda”, ci dice il direttore Alessandro Altopiedi che, da quando è arrivato, si è impegnato a risolvere i ritardi del passato (inviando già due note alla Regione chiedendo di accelerare la pratica). Ma non finisce qui. Secondo la denuncia degli studenti anche il rimborso delle messe, cui dovrebbero avere accesso i non idonei alla borsa di studio, è fermo da anni. “E qui la fetta di quanto si deve restituire – ci dice ancora Fielli – è ancora più sostanziosa”. Dall’Esu ci fanno sapere, a riguardo, che l’Ente “ha già provveduto a rimborsare le annualità 2008/2009, 2009/2010 e 2010/2011”. E il resto? L’Esu “provvederà a rimborsare le restanti annualità con la prossima adozione dei relativi provvedimenti”. Come dire, l’importante è saper aspettare.

Dalle Alpi alle Ande – L’esempio molisano, peraltro, è solo l’ultimo di una serie. Tra Miur e Regioni i ritardi si accumulano a causa di lungaggini che tengono bloccati fondi regionali o ministeriali. Con la conseguenza che in moltissime realtà l’assegnazione delle borse di studio e, quindi, il loro invio agli studenti, non è ancora avvenuto. Non è un caso, ad esempio, che proprio due giorni fa a Palermo c’è stato un incontro tra Ente e studenti per affrontare la problematica. A Catania i versamenti delle borse di studio spesso ritardano anche di 3 mesi. Esattamente come capita a Bari. Il punto, ci dicono anche dall’Ente per il diritto allo studio universitario del Piemonte (che invece è formalmente in regola coi pagamenti), è che “le percentuali di copertura dipendono sempre dagli stanziamenti”. Delle Regioni.

Twitter: @CarmineGazzanni

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