Il geniale virus di Newton. La peste di Londra gli fece intuire la legge di gravità. Così il giovane Isacco scrisse la fisica moderna

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Isacco Newton è stato uno dei più grandi fisici della storia e la sua opera imperitura sulla scoperta della gravitazione universale rimarrà come una pietra miliare del pensiero umano. Newton fu uno scienziato eclettico e non si occupò solo di meccanica e gravitazione, ma di tutta la fisica nota del suo tempo, a partire dall’ottica di cui diede una moderna interpretazione particellare in contrasto con l’allora vigente visione ondulatoria. Inoltre, nel tentativo pienamente riuscito di spiegare la gravitazione, scoprì il calcolo differenziale e integrale, seppure insieme a Leibnitz.

DATEMI UNA MELA… Newton fu un personaggio contradditorio che si occupò anche molto di alchimia, cioè la precorritrice della moderna chimica, e di esoterismo, cabala e interpretazioni bibliche. Il suo genio fu raggiunto e per certi versi forse superato solo da Albert Einstein che tre secoli dopo completò la teoria newtoniana della gravitazione con un’opera di ingegno ancora più audace, la Relatività Generale che seppe unire la capacità analitica di una matematica raffinatissima, il calcolo tensoriale, con un profondissimo intuito fisico che lo guidava quasi infallibilmente nelle sue deduzioni.

L’opera principale di Newton è la Philosphiae Naturalis Principia Mathematica pubblicata solo nel 1687, in cui lo scienziato inglese riesce a spiegare il moto dei pianeti intorno al Sole secondo il modello di Keplero, rideducendone anche le famose leggi. Quello che invece non è molto noto è il fatto che l’opera fu scritta da Newton durante una sua quarantena in campagna nella natia Woolsthorpe (nel Linconshire), durante la peste bubbonica che imperversò a Londra nel 1666 e che costrinse le autorità a chiudere il Trinity College dove insegnava per ben due volte in un anno. Fu proprio in questo periodo che, secondo la narrazione postume di Voltaire, Newton vide cadere la famosa mela e quindi immaginando che tutto fosse soggetto alla gravità e non solo i pianeti.

PENNE PANDEMICHE. È interessante a questo punto connetterci ad altre profonde attività intellettuali che nacquero in periodi di ritiro a causa di epidemia, come ad esempio la scrittura da parte di Boccaccio del Decameron nella campagna di Firenze flagellata dalla peste del 1348 che raccontò anche il Petrarca con toni accorati e desolati. Nel 1606 qualcosa di analogo era capitato anche a William Shakespeare che sfruttando una precedente peste sempre a Londra scrisse Macbeath e King Lear.

Dunque Newton sfruttò, è il caso di dirlo, al meglio questo periodo di forzato isolamento per produrre una delle più grandi opere che il genere umano ricordi e questo è anche uno stimolo ed un monito a utilizzare questo strano e assolutamente inusitato tempo per compiere una profonda riflessione interiore sul ritmo precedente delle nostre esistenze e sull’incredibile periodo di pace e prosperità vissuto dal 1945 fino al 2020. Uno stimolo anche a impiegare bene il tempo che ci si è improvvisamente dilatato dinanzi.