Il giorno nero della Vigilanza Rai: prima le dimissioni in massa delle opposizioni, poi arrivano anche quelle della maggioranza. Non era mai successo

A dare il via alla reazione a catena, le dimissioni della presidente della Vigilanza Floridia. Poi i membri della minoranza e di maggioranza.

Il giorno nero della Vigilanza Rai: prima le dimissioni in massa delle opposizioni, poi arrivano anche quelle della maggioranza. Non era mai successo

Non era mai successo nella storia della Repubblica. La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, l’organo che dovrebbe garantire il controllo bipartisan sul servizio pubblico, si è di fatto autosciolta ieri nel giro di poche ore. A dare il via alla reazione a catena erano state le dimissioni della presidente Barbara Floridia (M5S), quindi sono arrivate quelle di tutti i commissari delle opposizioni, infine – nel tentativo di ribaltare la narrazione – anche quelle dei rappresentanti del centrodestra.

Il risultato? L’organismo parlamentare di vigilanza è azzerato, simbolo plastico di una paralisi istituzionale che dura da quasi due anni e che neppure i ripetuti richiami del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sono riusciti a sbloccare. Proprio ciò che la maggioranza, in fondo, ha sempre voluto: una paralisi per poter fare di TeleMeloni ciò che voleva. Come in effetti poi ha fatto.

Floridia: “Boicottaggio sistematico della Commissione di Vigilanza da parte della maggioranza”

La giornata di passione del servizio pubblico si era aperta con l’addio di Floridia, annunciato via social con una durissima requisitoria contro il centrodestra. “Il boicottaggio sistematico della Commissione di Vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consentono di andare oltre”, scrive. Per Floridia la Commissione è stata “tenuta in ostaggio” dalle forze di governo, incapaci – o non intenzionate – a far funzionare un organismo di garanzia dopo che le opposizioni si sono rifiutate di votare Simona Agnes alla presidenza della Rai.

L’accusa è pesantissima. “Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio da chi governa”, denuncia l’ex presidente, parlando di una “ferita istituzionale” e ricordando anche il mancato recepimento del Media Freedom Act europeo.

Pochi minuti dopo è arrivata la mossa delle opposizioni. Pd, M5S, Avs e Italia Viva hanno annunciato le dimissioni in massa dalla Commissione. Una scelta definita “un atto politico necessario“, motivata dalla “paralisi che da mesi impedisce alla Commissione di svolgere il proprio ruolo di garanzia, a causa delle divisioni interne alla maggioranza e di una gestione che ne ha di fatto svuotato le funzioni”.

I capigruppo Stefano Graziano, Dario Carotenuto, Angelo Bonelli, Peppe De Cristofaro e Maria Elena Boschi ricordano di aver rivolto “ripetuti appelli” ai presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, rimasti senza risposta, e richiamano anche i due interventi pubblici del presidente Mattarella.

Il capo dello Stato aveva già definito “sconfortante” la situazione nell’estate del 2025, tornando poi sul tema nell’aprile scorso, per denunciare come fosse “non accettabile” che, dopo un anno e mezzo, la Commissione non fosse nelle condizioni di esercitare le proprie funzioni.

Per le opposizioni il bilancio è impietoso: “Calano ascolti e credibilità, si riducono pluralismo e merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act”. Restare nella Commissione, sostengono, avrebbe significato “avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico”.

Ancora più duro De Cristofaro: “Da due anni la Commissione di Vigilanza non vigila più su nulla”. Per il senatore di Avs si è prodotta “un’alterazione del sistema dei pesi e contrappesi fondamentali in uno Stato di diritto”, mentre “a TeleMeloni succede di tutto”, tra programmi cancellati, Rai3 “snaturata” e nomine decise con il benestare di Palazzo Chigi.

La risposta della maggioranza. “Commissione occupata dalla minoranza”

Solo dopo l’iniziativa delle opposizioni arriva la risposta del centrodestra. Anche i commissari di maggioranza annunciano le dimissioni, ma ribaltano la ricostruzione. Per loro la Commissione sarebbe stata “occupata, sequestrata e strumentalizzata” dalla sinistra, colpevole di aver impedito per mesi l’elezione del presidente della Rai designato (la forzista Simona Agnes) sfruttando la maggioranza qualificata dei due terzi prevista dalla legge.

Per il centrodestra proprio quella norma (di garanzia per la minoranza, ndr) avrebbe consentito alle opposizioni di bloccare la nomina di Agnes. Una situazione che, sostengono, dimostrerebbe la necessità di modificare la legge, prevedendo che dopo alcuni scrutini il presidente possa essere eletto a maggioranza semplice.

È la linea rilanciata anche dalla senatrice di Forza Italia Rita Dalla Chiesa, che dice di non aver “mai compreso l’impuntatura” dell’opposizione contro Agnes.

Due letture inconciliabili della stessa crisi. Per le opposizioni il governo ha scientemente paralizzato un organismo di garanzia per aggirarne il controllo e occupare il servizio pubblico. Per la maggioranza, invece, è stata la sinistra a usare le regole per impedire il normale funzionamento della governance Rai.

Il dato politico, però, resta. Per la prima volta dalla nascita della Commissione parlamentare di Vigilanza tutti i suoi componenti si sono dimessi, certificando il fallimento di un organismo nato proprio per garantire equilibrio e pluralismo.