Il governo in preda al Demanio

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Stefano Sansonetti

Non c’è niente da fare. In preda a contrasti interni e a giochi politici di ogni sorta, il governo guidato da Matteo Renzi non riesce proprio a sbrogliare la matassa di alcune nomine di Stato. Tra le questioni irrisolte, per esempio, ce n’è una che quasi sempre sfugge ai radar. Si tratta dell’individuazione del nuovo vertice dell’Agenzia del Demanio, struttura a dir poco delicata se solo si considerano le attese di incasso che ogni volta vengono collegate alla dismissione negli immobili pubblici. Finora la struttura è stata guidata da Stefano Scalera, nominato nel 2011 dall’allora ministro dell’economia, Giulio Tremonti, e rimasto in sella con i governi successivi. Il tutto fino allo scorso 26 maggio, termine che ha portato alla formale decadenza del funzionario non essendo nel frattempo intervenuta la conferma.

Il quadro
Inutile dire che si tratta di una situazione di stallo che può produrre più di qualche scompenso. Basti ricordare che con il governo di Enrico Letta sono stati messi in conto incassi per 500 milioni l’anno fino al 2016, in attesa di operazioni più corpose. Proprio in questi giorni si dovrebbe mettere mano a una delle varie tranche di dismissione, cosa che naturalmente, senza nuovo vertice, non può essere fatta. E poi c’è il tema delle valorizzazioni di immobili con il meccanismo delle concessioni. Insomma, altri soldi che potrebbero entrare se solo il Demanio avesse una guida operativa. Il fatto è, secondo quanto filtra, che la partita sembra intrecciarsi a quella della successione ad Attilio Befera al vertice dell’Agenzia delle entrate. Come ampiamente raccontato da La Notizia (vedi il numero del 15 maggio scorso), c’è una guerra intestina tra il dicastero di via XX Settembre, che vorrebbe Marco Di Capua a capo del Fisco, e palazzo Chigi, dove l’entourage del premier desidererebbe una profilo di maggiore discontinuità. Ebbene, a quanto pare lo stallo nella definizione di questa partita si sta riverberando proprio sul Demanio. In un primo momento la poltrona di direttore è stata tenuta in stand-by per offrirla a Di Capua nel caso in cui l’attuale vicedirettore vicario delle Entrate non fosse riuscito a scalare il vertice della macchina fiscale. Il problema, però, è che Di Capua non gradirebbe affatto questa soluzione. Certo, c’è chi sostiene che Scalera, seppur decaduto, potrebbe anche essere ripescato. E chi addirittura si spinge fino a indicare Scalera come possibile nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate. Una sorta di soluzione di compromesso. Ma è chiaro che più si perde tempo e peggio è.

Le altre mosse
Nel frattempo, proprio in questi giorni, un bel po’ di trambusto si sta vivendo pure al ministero dello sviluppo economico. Qui il ministro Federica Guidi non ha confermato il “bersaniano” Antonio Lirosi nella posizione di segretario generale del dicastero. Si tratta della figura che era stata introdotta dal precedente ministro, Flavio Zanonato, e dall’ex capo di gabinetto, Goffredo Zaccardi, in un piano di revisione della struttura interna del ministero, con contestuale soppressione dei quattro dipartimenti (energia, comunicazioni, internazionalizzazione e sviluppo). C’è chi sostiene che la Guidi potrebbe a sua volta optare per un ulteriore riassetto interno, non trovando convincente quello attuale. A dare nell’occhio, inoltre, è stata la repentina uscita dal dicastero di Gerardo Orsini, ex Enel, che proprio la Guidi aveva voluto come portavoce e capo ufficio stampa. Si vocifera di qualche screzio con il ministro. Le sue funzioni, ad ogni modo, verranno assunte da Enrico Romagna-Manoja, ex direttore de il Mondo, che qualche giorno fa la Guidi ha reclutato come consigliere per l’informazione.
@SSansonetti