Il lato oscuro di Flavio Insinna. È la conferma che in tv i sorrisi sono solo a favore di telecamera

di Stefano Iannaccone
Tv e Media

Il piccolo schermo televisivo come uno specchio deformante. Al di là della telecamera c’è un uomo buono, giocoso, sorridente ed esilarante: il presentatore della porta accanto. Oltre l’obbiettivo, invece, c’è un uomo irascibile, infastidito, cinico: l’esempio del divo dello spettacolo che pensa all’immagine. Il caso del “re dei pacchi” Flavio Insinna, a lungo conduttore del programma Affari Tuoi sulla Rai, restituisce lo sdoppiamento di un personaggio noto, capace di entrare nelle case degli italiani riempiendo i cuori degli spettatori per i suoi modi garbati, gentili, educati. Invece si scopre che è come una maschera pirandelliana, diventa Uno, Nessuno e Centomila.

Come intercettazioni – Certo, l’uso del fuorionda a orologeria è sospetto. C’è qualcuno che di proposito registra delle riunioni segrete per usarle successivamente. Come una pistola posata su un tavolo già carica, pronta per essere puntata contro il nemico di turno. Ad Antonio Ricci, il kingmaker di Striscia la Notizia, non è parso vero di ricevere tra le mani quest’arma mediatica: con Insinna i rapporti erano già tesi. Sebbene con un effetto diverso, quello che è successo al presentatore romano evoca quanto accaduto con le intercettazioni negli ultimi tempi (ma non solo): viene ripreso una conversazione privata rendendola pubblica. Anche perché, ognuno di noi, non sempre può esporre pubblicamente quello che magari dice all’interno di un confronto lavorativo. Riascoltando qualche vecchio sfogo, ci si renderebbe conto che non sempre si tiene un comportamento da lord inglese.

Doppio volto – Eppure la giustificazione non può reggere a lungo se si parla di chi gode dei benefici della fama mediatica: di fronte a certi comportamenti, che capovolgono l’immagine di un personaggio televisivo, non si può restare indifferenti. Il pubblico chiede che quella genuinità nel piccolo schermo sia rispecchiata nella vita reale. Soprattutto se si parla di un presentatore televisivo. Un lavoro diverso dall’attore o dall’artista più in generale: in questi casi è comprensibile andare fuori le righe. Anzi è  un bene, che non ci sia un approccio fedele al gregarismo del politically correct come ha fatto, forse pure esagerando, Riccardo Scamarcio di recente. Ma uno come Insinna ha raggiuto il successo perché a chi è seduto dinanzi alla tv, preparando la cena, appare sincero, una persona perbene, in grado di restare fuori dallo specchio deformante della tv, che esalta tutti i pregi di chi ci entra, lasciando fuori i tanti difetti. Il suo valore aggiunto è la semplicità, come se fosse davvero il vicino di casa. E da contraltare alle parolacce del presentatore c’è la filosofia di grandi pensatori come il francese Jean Baudrillard, che aveva denunciato il delitto della realtà commesso dalle immagini televisivi, costruendo un racconto fittizio, quanto gradevole. E così i personaggi che popolano il piccolo universo ripreso da una telecamera si adattano a un mondo parallelo. Dove l’uomo cinico e irascibile riesce a trasformarsi nella quintessenza della bonomia e della mitezza.