Il miglior talk lo fa la Palombelli. Monica Setta: a Forum c’è empatia col pubblico a casa. “Io fuori dalla Rai a causa dei politici e della minigonna”

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di MARCO CASTORO

C’era una volta Monica Setta alla Rai. Poi sul più bello, quando il suo talk politico pomeridiano ha raggiunto ottimi ascolti, non l’abbiamo più vista. Faceva il 14% con Il fatto del giorno. Per i critici tv era la giornalista-soubrette. Il Venerdì di Repubblica arrivò a definire lei e Barbara D’Urso come le santone del pomeriggio…
Che cosa è successo poi?
Il paragone con Barbara D’Urso mi fa solo onore. La formula del mix politica-intrattenimento è una bomba a orologeria che va maneggiata con cura. Mi accusarono di essere sfacciatamente sexy, di indossare la minigonna mentre allora – parliamo del 2008-2009 – le mie colleghe erano tutte in giacca e lupetto. Potrei dirle che sono stata una che ha precorso i tempi. Adesso le donne più in vista della tv – cito una per tutte Myrta Merlino che macina ascolti record con L’aria che Tira su La 7 – sono tutte dichiaratamente belle e sensuali. Nel tg di Sky, poi, ci sono giornaliste splendide, colorate, truccate, perfette da sembrare mannequin.
E quindi?
Ho sbagliato. L’ho ammesso pubblicamente, avrei dovuto accettare il consiglio di Lucia Annunziata, che mi disse: butta tutti gli abiti che hai nel guardaroba. Vestiti solo di nero. Fai vedere che hai un cervello, non solo un bel décolleté.
Ma oggi i talk se lo sognano il 14%. Colpa dei conduttori o della politica che non ha più appeal?
La colpa è dei programmi che sono tutti identici. Ognuno pensa a celebrare il rito del talk senza sapere che bisogna “sporcarsi le mani” per entrare in empatia con i gusti della gente. L’unico che sembra inossidabile è Bruno Vespa che continua a mescolare la politica con l’intrattenimento. Vuole sapere una cosa? Giuseppe Tortora, l’autore storico di Domenica In con cui ho realizzato quel mix di politica-intrattenimento lavora proprio a Porta a Porta.
Contro Rambo servono nuove idee?
Nessuno inventa niente, probabilmente ha ragione Campo Dall’Orto quando dice che mettere i politici intorno a un tavolo oppure in salotto è prevedibile. Meglio il faccia a faccia. La chiave è saper passare dall’In all’Out nel giro di un attimo. Come facciamo noi nella vita di tutti i giorni. Parliamo della rata del mutuo ma anche di come ci vestiremo al compleanno dell’amica.
Ma nei salotti tv ci sono sempre i soliti noti…
Non si può dare grande colpa ai conduttori. Ci sono personaggi che diventano amici e così tendi ad invitarli spesso. Mi piace Corrado Formigli perché è uno fra i pochi che osa. L’altro che trovo bravissimo è Nicola Porro.
Le pagelle dei conduttori. Eccoci!
Se mi avesse fatto questa domanda qualche anno fa avrei sparato a zero su quasi tutti. Non me ne piaceva nessuno. Oggi sono cambiata. Non bisogna giudicare solo dai numeri, gli ascolti sono un parametro. Ma se per fare risultato devi fare un programma schifoso, meglio una cosa di nicchia. Comunque credo che a fare politica contribuisca più Barbara Palombelli con il suo Forum, rispetto a un talk classico che non entra mai in empatia con il Paese reale. Barbara sì che fa la differenza!
Dieci alla Palombelli. Ora è diventata amica pure di Simona Ventura?
Domanda insidiosa. No comment. Però nessuno può negare che la Ventura sia una protagonista della tv. Vede, in fondo io sono sempre stata una giornalista della carta stampata con varie incursioni in tv. Fu Massimo Liofredi allora capo struttura di Domenica In che mi volle con lui a parlare di politica in modo semplice, per essere compresi anche dalla famosa casalinga di Voghera. Ebbe una intuizione vincente. Ma negli anni non ho mai smesso di fare il mio mestiere di cronista. Non sono mai stata una star, ma solo una grande lavoratrice.
Campo Dall’Orto. Lei lo ha avuto come dg a La7 dove ha iniziato. Che rapporto aveva con lui?
Non ci conosciamo personalmente. Io ero stata chiamata a La7 da Beppe Parrello, avevo firmato un’esclusiva fino al 2004 ma quando arrivò Campo Dall’Orto io stavo già andando a Raidue a fare un programma di economia. Credo che sia un decisionista. Penso che cambierà tutto. E anche presto. È uno che decide di testa sua.
I politici quanto condizionano la realizzazione di un talk?
Dipende. Cinque anni fa quando io ero a Raidue il fatto di non essere stati molto amati dalla politica costó a Liofredi la poltrona di direttore di rete e a me la chiusura del programma. In realtà noi eravamo invisi sia a destra sia a sinistra. Se ci fosse ancora Montanelli, che è stato mio direttore a La Voce venti anni fa, direbbe che proprio questo dovrebbe farci piacere. Oggi non so, Renzi non ha messo mano subito alla Rai. Ha atteso la scadenza del contratto del vecchio dg Gubitosi. Poi vedremo cosa accadrà.
Dopo Agon Channel che farà?
Agon è stata una bella esperienza. Ho fatto un programma quotidiano e uno settimanale. 105 puntate in due mesi. Per il resto faccio quello che facevo venti anni fa, la cronista in un magazine a Gioia.it. Mi ricordo sempre la frase che mi disse Agostino Saccá: “Quando uno ha fatto Domenica In come hai fatto tu, può sedersi ed aspettare”.